14 maggio 2015

I nostri consigli - Stig Dagerman

"Non è vero che un bambino che si è bruciato sta lontano dal fuoco. È attirato dal fuoco come una falena dalla luce. Sa che se si avvicina si brucerà di nuovo. E ciononostante si avvicina." Già nell'epigrafe del suo romanzo più autobiografico, Dagerman rivela che non vi è scampo per chi, come lui, è incapace di venire a patti con la vita, i suoi compromessi, la sua inevitabile mediocrità. Assetato di intensità, ribelle a ogni ipocrisia, non può che continuare a bruciarsi al fuoco della verità e della passione. Nel ventenne Bengt, Dagerman proietta la sue contraddizioni e le sue angosce, quelle di un giovane dalla sensibilità esasperata in lotta coi fantasmi della solitudine.
Stig Dagerman, Bambino bruciato, Iperborea 1994


"Le grandi tragedie", dice un personaggio, "sono già tutte accadute nel passato", quelle che restano oggi sono soltanto "tragedie minori". E "tragedie minori", appunto, sono quelle che esplora in queti racconti momenti di epifania in cui i protagonisti, quasi tutti adolescenti e bambini, sono costretti a riconoscere che la "grande tragedia" dell'ingiustizia del mondo si incarna nella loro piccola quotidianità, e li ha marchiati per sempre, relegandoli nel lato ombra della vita. Un giorno, come spiragli di fuga, compaiono nella loro esistenza i simboli di un destino diverso, ma l'illusione del riscatto rende ancora più amara e ineluttabile la sconfitta.
Stig Dagerman, Il viaggiatore, Iperborea 1991



È con la terrificante lucidità di chi non ha paura di farsi del male che Dagerman affronta in questi racconti i suoi temi di sempre: la solitudine dei bambini  che vedono e capiscono sempre troppo - in un mondo di adulti, l'amarezza di sentirsi traditi estranei a se stessi superflui agli altri, la desolazione di fronte al crollo dell'autoinganno, quando si chiude ogni via d'uscita e resta solo la consapevolezza che "l'uomo per riuscire a sopportarsi deve avere i nervi molto saldi". 
Stig Dagerman, I giochi della notte Iperborea 1996





L'inalienabile aspirazione umana alla felicità, alla libertà, al riscatto, al diritto di esistere e insieme la disperata consapevolezza che rimarranno irraggiungibili: è questa la toccante confessione di uno scrittore malato del male di vivere e che ha sempre sentito di "attirare il dolore come un amante". Benché questo libro non sia l'ultima opera di Dagerman, appare come un vero e proprio testamento spirituale, in cui si leggono fra le righe i motivi del suo silenzio finale e del suicidio.
Stig Dagerman, Il nostro bisogno di consolazione, Iperborea 1991





Sono i bambini a ricoprire un ruolo speciale nelle pagine più folgoranti di Stig Dagerman, autore di culto in perenne rivolta contro la condizione umana. Sono loro a svelare il volto autentico dell'uomo, solo e inerme di fronte al dolore dell'esistenza sotto il velo di falsi miti imposto dalla società. Ed è a loro che è dedicata questa antologia, in cui l'invenzione letteraria e la poesia si mescolano ai ricordi di infanzia e alla riflessione di uno scrittore abbandonato dai genitori, cresciuto dai nonni, e poi giovane padre che si interroga su come poter dare ai figli la felicità a lui negata.
Stig Dagerman, Perché i bambini devono ubbidire?, Iperborea 2013




Stig Dagerman, (1923-1954), anarchico viscerale incapace di accontentarsi di verità ricevute, di perdonarsi il dolore del mondo e di venire a patti con la vita, morto suicida a soli 31 anni sotto il peso delle enormi aspettative suscitate dal suo talento, è diventato un classico della letteratura svedese che non si smette mai di riscoprire.

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