14 maggio 2015

I nostri consigli - Non-fiction

Per la prima volta in italiano, viene qui pubblicato il reportage sugli ultimi giorni del Processo di Norimberga scritto nel 1946 dalla giornalista e romanziera Rebecca West, acclamata l'anno dopo "migliore scrittrice del mondo" da "Time". Con il suo stile asciutto, sarcastico e ricco di immagini paradossali, l'autrice ci permette di "sfiorare" i leader del Nazismo in attesa di una sentenza ineluttabile e di toccare con mano una Germania certamente prostrata dalla guerra ma impegnata con tutte le proprie forze a trovare una catarsi.
Rebecca West, Serra con ciclamini, Skira 2015



Le ragioni della chiesa cattolica e quelle del nazionalsocialismo si incontrarono a Roma, durante gli anni Trenta e Quaranta, nella persona di un vescovo austriaco: Alois Hudal. Fu lui, con la collaborazione del Vaticano, a organizzare le fughe in Sud America di numerosi gerarchi nazisti, compresi i più efferati criminali di guerra, ma anche di semplici combattenti tedeschi ricercati dagli Alleati. Attorno a questo singolare personaggio, anche a causa della sua delicata posizione, la storiografia ufficiale ha steso finora un velo d'ombra. Le ragioni del suo agire emergono però dagli scritti, ormai quasi introvabili, che rivelano il suo visionario, utopistico e folle progetto: cristianizzare il nazionalsocialismo.
Dario Fertilio, L'anima del Führer, Marsilio 2015

Sullo sfondo tormentato e vitale del'Inghilterra del XVII secolo si stagliano le figure dei padri fondatori della Royal Society, con le loro vicende biografiche e conquiste intellettuali. Ingegni sublimi, ma soggetti a umane e talora meschine passioni, che li indussero a opporsi l'un l'altro talora con sorprendente acrimonia. Dallo sconcertante "divino" Newton al poliedrico ma dispersivo Hooke, dal pio astronomo reale Flamsteed al mondano Halley, dal grande architetto Wren al nobile Leibniz, e poi Huygens, Hevelius e altri ancora.
Andrea Frova, Mariapiera Marenzana, Newton & Co., geni bastardi, Carocci 2015


In molti paesi, almeno un quarto della popolazione vive oggi in condizioni di precarietà, fatta di lavori instabili, poco o per nulla protetti dal welfare, erosione delle identità professionali, crescente esiguità delle prestazioni pubbliche e aziendali. Tuttavia intendere questo fenomeno solo come condizione di sofferenza è radicalmente sbagliato: molti di coloro che vi sono trascinati vogliono qualcosa di meglio rispetto a quanto offerto dalla società industriale e dal sindacalismo del Novecento. Di fronte a un futuro spogliato di ogni sicurezza, questo nuovo precariato - vera e propria classe sociale, alla stregua del proletariato - potrebbe cercare rifugio nel populismo e nell'intolleranza, come mostrano molti indizi.
Guy Standing, Precari, Il Mulino 2015

Nessun commento:

Posta un commento