24 maggio 2017

I nostri consigli

Ciascuno di noi ha la sua terra promessa, anzi, le sue terre promesse, perché non c'è momento della nostra vita che non guardi a quel vago avvenir che in mente aveva, prendendo in prestito le parole del poeta tutelare di questo romanzo. Ma vale la pena di continuare a cercarle? Questa è la domanda che Milena Agus si pone, inseguendo le terre promesse di tre generazioni di una famiglia sarda, dalla madre che sogna il matrimonio della figlia con un ricco possidente, alla figlia che sogna di essere amata da un uomo sempre sfuggente, al nipote che si trasferisce in America, già terra promessa dell'Italia povera, rincorrendo la musica. Tutti procedono da una terra promessa all'altra, illusi e delusi, finché, un giorno, potrebbero forse decidere di fermarsi e concludere li quel viaggio sfinente. In questo nuovo libro Milena Agus ci porta, scortati dal suo sguardo lucido e amoroso, dentro ai nostri sogni più segreti, nell'illusione-delusione della vita, con delicata maestria e sortilegio.
Milena Agus, Terre promesse, Nottetempo 2017

Ciascuno di noi ha la sua terra promessa, anzi, le sue terre promesse, perché non c'è momento della nostra vita che non guardi a quel vago avvenir che in mente aveva, prendendo in prestito le parole del poeta tutelare di questo romanzo. Ma vale la pena di continuare a cercarle? Questa è la domanda che Milena Agus si pone, inseguendo le terre promesse di tre generazioni di una famiglia sarda, dalla madre che sogna il matrimonio della figlia con un ricco possidente, alla figlia che sogna di essere amata da un uomo sempre sfuggente, al nipote che si trasferisce in America, già terra promessa dell'Italia povera, rincorrendo la musica. Tutti procedono da una terra promessa all'altra, illusi e delusi, finché, un giorno, potrebbero forse decidere di fermarsi e concludere li quel viaggio sfinente. In questo nuovo libro Milena Agus ci porta, scortati dal suo sguardo lucido e amoroso, dentro ai nostri sogni più segreti, nell'illusione-delusione della vita, con delicata maestria e sortilegio.
Rosa Montero, In carne e cuore, Salani 2017

Irlanda, 1832. Cacciato dalla fattoria in cui vive con la sua famiglia, il giovane Coli Coyle affronta Desmond Hamilton, il figlio del proprietario terriero. E un attimo fatale, e l'incontro si trasforma in tragedia. Il corpo senza vita di Hamilton giace ai piedi del suo cavallo, e a Coyle non resta altra scelta che fuggire. Gli sgherri del padrone, guidati da John Faller - «l'incarnazione del male razionale» -, danno inizio a una spietata caccia all'uomo. Spinto tra le terre paludose della contea di Donegal, Coyle scappa oltreoceano, in America, e trova lavoro nel cantiere di una ferrovia in Pennsylvania. Un viaggio folle, tra i morsi della fame e un'epidemia di colera; una fuga dove il paesaggio, «silenzioso e sterminato», è sempre in primo piano. 
Paul Lynch, Cielo rosso al mattino, 66th And 2nd 2017

In un posto chiamato Deuil-l'Alouette (che, tradotto alla lettera, sarebbe «Lutto-l'Allodola»), un posto qualunque nella periferia di Parigi, una donna qualunque, con un buon lavoro, un marito, un figlio, una sorella e dei vicini di casa, si lascia coinvolgere, nel corso di una strana notte di quasi primavera, in una faccenda che potrebbe costarle assai cara. Per affettuosa solidarietà con un uomo di cui non sa molto, tranne che è solo, profondamente solo. O forse perché, di colpo, ha voglia, foss'anche per un'ora, di respirare fuori dalla soffocante banalità del quotidiano, di farsi un giro «on the wild side» - di immergersi in una «dimensione di tenebra». Tirando le fila di una vicenda in cui il comico e il tragico si mescolano in maniera inestricabile come in una sorta di perverso vaudeville, Yasmina Reza dà voce alle angosce più segrete, e mette in scena il suo beffardo teatrino della crudeltà scavando ancora una volta in quello spazio di connivenze e mostruosità che può diventare la coppia; e ci ricorda che - non diversamente dagli ebrei, che «sulle rive dei fiumi di Babilonia» sedevano e piangevano «al ricordo di Sion» -ciascuno vive in esilio: da se stesso, da ciò che avrebbe voluto essere, e dagli altri.
Yasmina Reza, Babilonia, Adelphi 2017

23 maggio 2017

I nostri consigli - Non-fiction

Un complotto preparato nei minimi particolari. Le motivazioni dei congiurati. Il carattere di Bruto e Cassio. Il mistero del terzo uomo che tradì. Le Idi di marzo hanno cambiato la storia dell'Occidente, ben più di quello che i congiurati avrebbero mai potuto immaginare.
Barry Strauss, La morte di Cesare, Laterza 2017







La logica dell'«inizio della storia» basata sull'invenzione della scrittura e sulla nascita delle civiltà risente ancora oggi della temporalizzazione del mondo proveniente dal quadro concettuale religioso di matrice ebraico-cristiana. Nei manuali di scuola la storia inizia tipicamente quando l'uomo diventa «cultura», se non apertamente quando riconosce un dio. L'immenso lasso di tempo che precede quel momento viene semplicemente ignorato, o al più ridotto a un breve paragrafo iniziale. Generazioni di studenti si sono formati con questo schema narrativo e lo hanno naturalmente introiettato. In questo modo però si tralascia un'enorme quantità di dati che sono fondamentali per capire come l'uomo abbia operato nel mondo e perché lo abbia fatto così e non altrimenti. Decenni di studi sul cervello e lavori pionieristici come quello di Jared Diamond ci permettono ora, finalmente, di studiare la storia umana in una prospettiva diversa, più «profonda», tenendo conto di tutti quei fattori che hanno modellato il nostro comportamento, e permettendoci in tal modo di comprendere in un contesto molto più ampio le ragioni di molti percorsi storici.
Daniel Lord Smail, Storia profonda, Bollati Boringhieri 2017

Nessuna forma d'arte è stata denigrata quanto la poesia. Gli stessi poeti sono i suoi primi critici, e sembra esistere una sorta di condivisa sprezzatura, come di fastidio per la sua presuntuosa inutilità. «Io stesso» ha ammesso Ben Lerner «la detesto pur avendo organizzato la mia vita sulla poesia. Non considero questo una contraddizione perché la poesia e l'odio per la poesia sono fusi insieme ed è questo che voglio arrivare a spiegare». Ben Lerner scruta i sentimenti che abbiamo per la poesia come punto di partenza per una difesa del mondo dell'arte. Parla di coloro che hanno disapprovato la poesia, a partire da Platone, analizza poeti grandi e meno grandi ricorrendo a esempi concreti che attraversano le opere di Keats, Dickinson, Whitman, McGonagall (secondo Wikipedia il peggior poeta di tutti i tempi) e molti altri. Il suo tentativo è quello di spiegare la nobile arte del fallimento alla base di ogni poema, che sia riuscito o meno, e la sua è un'analisi personale e altamente originale di una vocazione essenziale quanto inattuabile.
Ben Lerner, Odiare la poesia, Sellerio 2017

Adulterio, bigamia, incesto: queste le accuse mosse a Filippo, il primo sovrano dei franchi occidentali a essersi meritato la scomunica. Nell'anno del signore 1092 Filippo, già sposato con Berta d'Olanda, rapì Bertrada di Montfort, la quinta moglie del suo parente Folco il Rissoso, conte d'Angiò; il 15 maggio fu celebrato il matrimonio. Papa Urbano condannò l'unione scomunicando Filippo, che tuttavia, benché in ansia per la sorte della sua anima, perseverò nel peccato fino a farsi scomunicare altre due volte. Fino all'xi secolo le nozze di re e cavalieri erano state questione di patrimoni, di affari. Ma quando la Chiesa decise di accrescere il proprio potere temporale non potè più rimanervi estranea: impose una nuova morale matrimoniale, servendosi anche dell'arma della scomunica - come nel caso di Filippo 1, condannato per colpe che poco tempo prima non erano tali. Gradualmente, quella che fino ad allora era stata una cerimonia profana, da risolvere in contratti e grandi bagordi, diventò un sacramento. Tra il cavaliere e la donna si insinuò, nel giorno dello sposalizio, il prete benedicente.
Georges Duby, Il cavaliere, la donna, il prete, Il Saggiatore 2017

22 maggio 2017

I nostri consigli

Nel giugno del 2004 il cadavere di una donna viene ripescato al largo di Turballe, un tranquillo villaggio di pescatori in Bretagna. La giornalista Muriel Le Bris, combattiva e appassionata, si ritrova suo malgrado a coprire la cronaca locale; fin dall'inizio, però, fiuta qualche anomalia in quello che all'apparenza potrebbe sembrare un suicidio. La giovane reporter non può ancora sapere che quel caso darà una svolta imprevista alla sua carriera e soprattutto che riporterà a galla gli orrori della dittatura argentina. In parallelo, ma in un'epoca e in un continente diversi, si dipana la vicenda di Juana Alurralde. Siamo a Buenos Aires nel 1977, in piena dittatura, e la giovane militante dei Montoneros viene catturata insieme al figlio di tre anni. La loro destinazione è l'ESMA, l'inferno della tortura. Juana resiste e adotta una propria strategia, che le permette di sfuggire ai famigerati «voli della morte» e soprattutto di mettere in salvo il suo bambino. La fuga la condurrà verso Parigi, dove dovrà affrontare, di nuovo, rinunce drammatiche, e fingersi pentita della sua militanza passata. Quasi trent'anni dopo le due vicende si incrociano e spetterà alla caparbia Muriel ricostruire la storia di quella donna dal grande coraggio e dalle molte vite.
Elsa Osorio, Doppio fondo, Guanda 2017

Waldo è un regista di lungo corso con una carriera costellata di premi alle spalle, e la sua vecchiaia di recluso in casa è un peso insopportabile. Soprattutto dal momento che la moglie, bellissima e molto più giovane, è impegnata in schermaglie sospette con un servizievole e aitante parassita domestico che s’insinua nell’intimità della coppia con la scusa di essere d’aiuto a entrambi. Prigioniero della sua immobilità, Waldo si industria comunque con i mezzi che possiede per scoprire la verità sui due, e da qui in poi mette a segno una sua accurata, perversa, ferocissima vendetta, l’atto finale di una vita in cui ha sempre posto se stesso prima di tutto e tutti e ha sempre ottenuto quello che voleva. Un protagonista astuto e geniale nella sua malizia, una commedia nera di rara ferocia che fa sorridere e riflettere e spinge il lettore a schierarsi: dalla parte di Waldo, della moglie, dell'amante? A ciascuno la sua risposta.
Hanif Kureishi, Uno zero, Bompiani 2017

Cos'hanno in comune Zola Budd che correva a piedi nudi e perse la gara più importante del mondo per una crisi di pianto, Richard Norris Williams, il più grande tennista dei suoi tempi, sopravvissuto al Titanio, che tirava solo all'incrocio delle righe, e la gloriosa Aurora Desio, la squadra di basket che terminò una stagione senza vincere nemmeno una volta? A modo loro sono tutti sconfitti, meravigliosi sconfitti. Poco importa che lo siano diventati per un eccesso di bravura o per l'assoluta mancanza di questa, che il loro dramma, sportivo e a volte anche umano, sia avvenuto durante la finale delle Olimpiadi o nel più marginale dei palazzetti dello sport. In "La lentezza della luce" le loro vicende si intrecciano a quelle del narratore, Michele Dalai, che, come centinaia di migliaia di bambini e adolescenti degli ultimi cinquant'anni, è rimbalzato da uno sport all'altro, da un campo di calcio a una palestra di boxe, con tanta abnegazione e poco talento. E questi grandi sportivi perdenti sono, al tempo stesso, monito e allegoria ma anche fratelli e sorelle dello sportivo amatoriale, uniti nel dolore e nella rabbia della sconfitta eppure consapevoli che proprio lì, e non nella vittoria, sta la possibilità di riscatto e di apprendere una lezione determinante per la vita.
Michele Dalai, La lentezza della luce, Mondadori 2017

Un romanzo di famiglia, che raccoglie e intesse frammenti di memoria, istantanee, documenti privati e pezzi di storia collettiva con la pazienza e l'amore che solo una donna può mettere nel ricucire gli strappi, nel portare a nuova bellezza ciò che il tempo ha logorato. Clara Sereni ha percorso a ritroso la vita della straordinaria famiglia in cui si è trovata a nascere, e lo ha fatto con la lucidità della storica - che cerca con tenacia ogni traccia - e con il coraggio della scrittrice, che rivive per noi pagina dopo pagina le speranze, le tragedie, le immense passioni che hanno animato ognuno dei protagonisti di questa storia. Dalla Rivoluzione russa alle due guerre mondiali, dalle leggi razziali ai campi di sterminio, dal Ventennio alla Costituente, dal sogno sionista a quello comunista: i passi della famiglia Sereni si intrecciano inestricabilmente con quelli del Novecento, il secolo di cui tutti siamo figli e, forse, irrimediabilmente orfani. Nel riproporre oggi questo suo libro fondamentale, Clara Sereni scrive che le donne ne sono, a dispetto di tutto, le vere protagoniste: "perché il loro spazio nella scrittura e nei ricordi era minore: sempre in secondo piano, taciute, interpretate come sorta di protesi degli uomini cui erano accanto".
Clara Sereni, Il gioco dei regni, Giunti 2017

19 maggio 2017

I nostri consigli - Non-fiction

Il generale Stanley McChrystal è il pluridecorato comandante delle forze armate statunitensi in Afghanistan. Per i suoi leali collaboratori è un eroe di guerra, un mito, una rock star. E potente, arrogante e si crede invincibile, così non obietta quando un giovane giornalista della rivista «Rolling Stone» chiede di seguirlo prima nelle sue missioni diplomatiche in Europa, poi nelle zone di guerra. Una volta che il reportage viene diffuso, però, la reazione dell'opinione pubblica è talmente scandalizzata da convincere il presidente Barack Obama a rimuovere istantaneamente il generale da ogni suo incarico. Perché quello che Michael Hastings scopre e poi descrive in questo libro irresistibile è una variopinta corte che passa il tempo tra sesso, bevute e completa indifferenza alle regole; una realtà fatta di spie che incontrano prostitute in eleganti alberghi, politici ambigui, militari ossessionati dalla carriera e ciò che è peggio di incompetenze, ego malati, lotte interne e sprechi, sullo sfondo di una missione che a McChrystal, ai suoi uomini - e forse all'America tutta - risulta incomprensibile. Spinto da un'indignazione che non spegne mai il divertimento, Hastings ci fa scoprire da vicino l'insensatezza di una guerra - e di tutte le guerre. E ci regala un meraviglioso esempio di quel giornalismo irriverente e rabbioso di cui il mondo ha oggi più che mai bisogno.
Michael Hastings, Pazzi di guerra, Garzanti 2017

La medicina ha raggiunto la posizione di una disciplina scientifica, asettica, eppure essa è il risultato di un percorso plurimillenario, spesso controverso e contrastato, che ha il suo fulcro nella figura del medico. Il metodo di ragionamento utilizzato oggi per ricostruire la sequenza di eventi patologici affonda le sue origini nella Grecia di venticinque secoli fa, e le diagnosi vengono formulate tenendo in considerazione le precedenti teorie. La storia della medicina procede tramite gli sforzi crescenti compiuti da generazioni di studiosi alla ricerca di terapie sempre più perfezionate, di strumenti più sicuri e di teorie più efficaci. Una storia in cui ogni passo è stato fatto grazie all'ostinazione e al coraggio di pochi uomini.
Sherwin B. Nuland, Storia della medicina, Mondadori 2017

Siamo tutti in grado di riconoscere la differenza tra rabbia e paura, tra desiderio e invidia. Sappiamo anche che è meglio non confondere l'affetto con l'amore, il rimpianto con il rimorso, l'euforia con la felicità. Quello di cui non ci rendiamo conto, però, è che lo spettro delle emozioni umane è ancora più sfumato di così: esistono sensazioni che tutti noi abbiamo provato, stati d'animo molto precisi e inconfondibili, e a cui però spesso non abbiamo saputo dare un nome. Eppure in qualche angolo del mondo, in qualche lingua a noi ignota esiste una parola che li definisce: per esempio, solo gli inuit chiamano iktsuarpok il miscuglio di ansia, nervosismo, eccitazione e felicità che prova chi aspetta l'arrivo di ospiti a casa, o la risposta a una mail importante; per i finlandesi, kaukokaipuu è l'inspiegabile nostalgia per un posto dove non siamo mai stati; gli spagnoli chiamano verguenza ajena l'imbarazzo empatico di chi assiste alle figuracce altrui. Tiffany Watt Smith attraversa storia, antropologia, scienza, arte, letteratura e musica in cerca delle espressioni con cui le culture di tutto il mondo hanno imparato a definire le proprie emozioni, e nel frattempo ci rivela come siano complesse e sorprendenti anche quelle che credevamo di conoscere bene. Di parola in parola veniamo risucchiati nel caleidoscopio di questo libro divertente, colto e curioso, metà enciclopedia e metà atlante, che mentre mappa le differenze affettive tra i popoli ci ricorda che proprio nell'universalità di ciò che proviamo ci scopriamo uguali.
Tiffany Watt Smith, Atlante delle emozioni umane, UTET 2017

Dall'alba dei tempi, tutte le società umane si sono poste le stesse domande sul nostro divenire, e ognuna ha risposto in modo diverso. Molti uomini hanno immaginato luoghi oltre il tangibile, luoghi per prolungare la vita e per mantenere gli esseri in contatto tra loro; hanno creato dei mondi invisibili: paradisi celesti o sotterranei, inferni, villaggi dei morti, Campi Elisi, case degli antenati, isole dei Beati, mondi paralleli, mondi alla rovescia... Nella prima parte del volume Guillaume Duprat ci presenta l'aldilà dei tempi antichi e delle grandi religioni (egizi, babilonesi, mazdei, greci, ebrei, cristiani, musulmani, induisti, buddisti, taoisti). La seconda parte è dedicata ai mondi immaginati dalle culture autoctone delle Americhe, dell'Asia, dell'Africa e dell'Oceania. Tra le righe di questo viaggio negli "altri mondi" traspaiono i diversi modi di concepire l'anima: anima unica, anima ombra, anime multiple, spiriti, fantasmi, forze vitali... Queste entità si spostano tra il nostro mondo e gli altri con percorsi evidenziati nelle tavole di Guillaume Duprat che fanno di questo volume un vero atlante dell'aldilà.
Guillaume Duprat, L'altro mondo, L'Ippocampo 2016

18 maggio 2017

I nostri consigli

A diciassette anni Hattie Hoffman è una forza della natura. Troppo vitale, troppo ambiziosa e determinata per passare il resto della vita in una sonnolenta cittadina del Wisconsin. Il suo sogno è fare l'attrice, andare a New York. Ma i progetti di fuga di Hattie Hoffman naufragano la notte in cui viene uccisa. Chi davvero fosse Hattie nessuno lo aveva capito. Non la famiglia, le amiche, e neppure Peter Lund, il suo insegnante di teatro. Perché Hattie era grandissima a recitare, e non soltanto sul palcoscenico della scuola. A far luce sul suo ultimo anno di vita, e su cosa è successo la sera in cui è stata uccisa, è lo sceriffo Del Goodman, un uomo per il quale Hattie Hoffman era quasi una figlia.
Mindy Mejia, L'ultima sera di Hattie Hoffman, Einaudi 2017


È uno strano posto quello che fa da scenario ai ricordi di Hafid: un villaggio marocchino brulicante di bordelli, mendicanti, pescatori e moschee, descritto con l'affetto della memoria del bambino ma mediato con l'ironia dell'adulto trapiantato in una metropoli europea, Amsterdam. Nelle sue storie troviamo leader religiosi costretti a vietare la vendita di cetrioli e melanzane a causa delle loro potenziali applicazioni falliche, iniziazioni sessuali, spiriti maligni, strani eroi di guerra. Ma niente di tutto questo è gratuito. Bouazza ha un obiettivo preciso: mostrarci il grottesco del mondo in cui viviamo, in cui una cupa violenza è implicita nel permanere di austere tradizioni millenarie.
Hafid Bouazza, I piedi di Abdullah, Carbonio 2017


Libro di viaggio, trattato, omaggio poetico e filosofico, reportage, saggio e cronaca, resoconto di un mondo scomparso, gioco letterario, romanzo documentario, portolano per una terra senza mari, non c'è una sola definizione che possa calzare pienamente per questo libro straordinario che tutte le riunisce e tutte le rende inadeguate e insufficienti. Con Galizia di Martin Pollack ci si immerge senza mediazioni in un mondo intero: quello dell'Europa di mezzo, quello della carne e la terra che la componeva, quello dell'immaginario che ne è scaturito. In queste pagine tutto si moltiplica quasi all'infinito assumendo però una chiara identità. Popoli, lingue e minoranze, città che hanno svariati nomi e vite a seconda dell'etnia e della lingua che le nomina, spazi ampi e smisurati, senso del confine e del confino pari a quello delle grandi terre dell'esilio... In questo cuore del nostro continente, ormai dimenticato persino nel nome, sta gran parte del Novecento e di quello che oggi siamo. Caro Martin, hai scritto un libro bellissimo, che è insieme il tappeto magico di Faust, un grande viaggio nella Storia e nella vita... (dall'introduzione di Claudio Magris)
Martin Pollack, Galizia, Keller Editore 2017

Elizabeth Jane Howard (1923-2014) scriveva romanzi intelligenti che analizzavano l'effetto dell'amore sulle persone, ma nella vita privata le relazioni durature che tanto avidamente cercava l'hanno sempre delusa. Cresciuta con aspirazioni da attrice, vide il suo sogno infrangersi con il matrimonio e l'arrivo della guerra. Si diede quindi alla narrativa. Scrisse quindici romanzi, fra cui i cinque volumi della saga dei Cazalet. Dopo il divorzio dal primo marito, il naturalista Peter Scott, ebbe una serie di relazioni con personaggi del mondo letterario... Artemis Cooper ha intervistato Jane diverse volte nella sua casa del Suffolk. Ha anche parlato a lungo con i suoi familiari, amici e coetanei, e ha potuto consultare tutta la sua corrispondenza privata.
Artemis Cooper, Elizabeth Jane Howard - Un'innocenza pericolosa, Fazi 2017

17 maggio 2017

I nostri consigli - Non-fiction

Come afferma Emma Goldman, l'altra grande figura femminile di quegli anni: «Voltairine de Cleyre è la più dotata e brillante donna anarchica che gli Stati Uniti abbiano mai generato». Vissuta a cavallo tra Ottocento e Novecento, Voltairine elabora infatti un anarchismo autoctono, e non d'immigrazione, che si rifa a pensatori come Emerson, Thoreau e Tucker, senza dimenticare i padri nobili della Rivoluzione Americana, ovvero Paine e Jefferson. Ne esce una visione originale che mostra tratti decisamente più individualisti delle visioni anarco-comuniste prevalenti nell'anarchismo d'immigrazione europea. Ma a rendere ancora più originale questa visione concorrono anche le sue riflessioni, e le sue battaglie, sulla condizione della donna, che sfociano in un'anarchia di genere del tutto inedita e quanto mai attuale anche a distanza di cento anni.
Voltairine de Cleyre, Un'anarchica americana, Elèuthera 2017

Uno dei fisici più noti del Novecento interviene con un saggio fondamentale, giustamente famoso in tutto il mondo, sul tema della complessità. Le leggi della fisica, in questo racconto quasi autobiografico - ormai un classico della letteratura scientifica, - escono dai meandri della materia e si confrontano con il mondo complesso, quello di un giaguaro, di una società o del cosmo intero. Dopo una prima parte in cui trovano posto le avventure di Gell-Mann in persona, il fisico americano, premio Nobel per la scoperta dei quark, ci introduce ai grandi temi del «semplice» e del «complesso», invitandoci a passare «dal quark al giaguaro», ovvero dalle leggi fondamentali che governano il cosmo e le particelle elementari alla complessità dei sistemi viventi adattativi, frutto di un'evoluzione destinata a durare miliardi di anni.
Murray Gell-Mann, Il quark e il giaguaro, Bollati Boringhieri 2017

In terapia dall'età di quattordici anni, a trenta, dopo tre di sospensione, Jean-Jacques Abrahams torna dal suo analista con un magnetofono. Questi si oppone energicamente alla presenza dell'orecchio meccanico, ne segue un violento scontro verbale e l'invio di Abrahams a un'istituzione psichiatrica. Fuggito calandosi dal terzo piano del manicomio, trascrive il testo registrato con il magnetofono e lo manda a Sartre, che lo pubblica su "Les Temps Modernes", con repliche stizzite di Pontalis e Pingaud. Questo l'inizio della storia. Negli anni Settanta Abrahams, sull'onda della notorietà acquisita, pubblica un volume di scritti. Nel 1977 lo psicoanalista milanese Elvio Fachinelli pubblica il dialogo aggiungendo un proprio intervento a quelli già apparsi in "Les Temps Modernes". Abrahams compare inoltre citato, con l'amica Sophie Podolski, nelle opere di Roberto Bolano. Questo volume è una tappa ulteriore della fortuna di Jean-Jacques Abrahams, una ripresa del suo gesto e della sua interrogazione, e in più una contestualizzazione dell'ambiente culturale che alla vicenda fa da sfondo.
Giacomo Conserva, Pietro Barbetta, Enrico Valtellina (cur.), Un singolare gatto selvatico, Ombre Corte 2017

Nel 1939 l'Italia fascista invadeva l'Albania e di lì, nel 1940, tentava la conquista della Grecia, portata a termine con il soccorso decisivo della Germania. Poi fu la volta della Jugoslavia. Fra 1940 e 1943, l'Italia aveva occupato in tutto o in parte Slovenia, Croazia, Dalmazia, Erzegovina, Montenegro, le isole Ionie, la Grecia. Quando sopravvenne l'armistizio dell'8 settembre 1943, circa il 40 per cento dell'esercito italiano, quasi mezzo milione di uomini, era nei Balcani. Basato su una approfondita ricerca originale, questo volume racconta per la prima volta nel dettaglio, regione per regione, l'intera parabola degli italiani nei Balcani: l'occupazione, la lotta ai partigiani, la crisi dell'otto settembre fra rimpatri caotici, cattura da parte dei tedeschi, collaborazionismo o resistenza (come nel caso di Cefalonia), adesione alla lotta partigiana jugoslava, come fece la divisione Garibaldi, per terminare con le complesse questioni del rientro dei prigionieri in mano jugoslava e della rimozione dei crimini di guerra italiani.
Elena Aga Rossi, Maria Teresa Giusti, Una guerra a parte, Il Mulino 2017

16 maggio 2017

I nostri consigli

Quando la studentessa turca incontra per la prima volta Madame Rosella, non si aspetta certo che, dietro l'ingannevole fragilità dell'anziana signora, si nasconda una personalità forte, dinamica e un passato sorprendente. La vita di Rosella, ebrea tedesca costretta a rifugiarsi a Istanbul durante la Seconda guerra mondiale, è colma di accadimenti imprevedibili, che ella visse con un profondo coinvolgimento emotivo. Conoscendosi quasi per caso, la giovane e Madame Rosella si intrattengono in lunghe conversazioni, che diventano sempre più intime e toccanti, sancendo tra loro un legame profondo. Una storia delicata e drammatica, che sviscera il rapporto tra due donne di diversa generazione e personalità, con prospettive di vita differenti.
Tuna Kiremitci, Bianca come la neve, Edizioni Clandestine 2017

Quando s'imbatte nel caso del piccolo Michele, scomparso dall'auto dei genitori in un'area di sosta senza lasciare traccia, il commissario Striggio sta attraversando un periodo piuttosto complicato. A casa, Leo vorrebbe che lui la smettesse di nascondere il loro amore, soprattutto al padre. E il padre, dal canto suo, sta per arrivare da Bologna con una notizia sconcertante. La sparizione di Michele - un bambino "speciale", dotato di capacità di apprendimento straordinarie e con seri problemi di relazione - è un ordigno destinato a far deflagrare ogni cosa. A riattivare amori, odii, frammenti di passato che ritornano: perché in gioco è soprattutto l'umanità, in tutte le sue declinazioni. E forse la soluzione può venire più facilmente proprio dalla dimensione interiore che dagli snodi di un'indagine tradizionale. Per questo, mentre indaga, il commissario vive, pensa, si distrae, si perde. Così gli altri intorno a lui. Fois scolpisce una galleria di personaggi tridimensionali e vivi: gli abitanti della sua storia si scoprono deboli e spesso bugiardi, capaci di rancore ma al contempo in grado di perdonare e di piangere le loro manchevolezze. Genitori, figli, fratelli, colleghi e amanti: tutti partecipi di un mistero che sta ben attento a nascondere la propria soluzione fino alle battute conclusive.
Marcello Fois, Del dirsi addio, Einaudi 2017

Heather l'attivista solitaria; Alice e il suo sogno fallito di recitazione; Roland, docente universitario succube delle donne come lo era da bambino; Fern, o dello spirito pratico. Quattro fratelli che dopo tanto tempo scelgono di condividere una vacanza estiva con le famiglie. Forse l'ultima nella casa dei nonni, che ha molte storie da raccontare. Fra liti e cene, giochi e capricci di bambini, flirt di adolescenti inquieti e recriminazioni, pezzi di famiglie allargate ammessi nel cerchio dell'intimità si scivola indietro nel passato, alla storia dei nonni, lui pastore inflessibile, lei solo in apparenza remissiva, e della madre che lascia il marito incagliato nel Sessantotto parigino per rifugiarsi in campagna e cercare di rimettersi in sesto. Poi si torna al presente: fasci di lettere dei nonni, un cottage nascosto nel bosco che i bambini trasformano nel loro regno, rancori e complicità, pioggia e sole. E alla fine il passato che si disfa insieme al vecchio cottage, e la vita che continua nonostante la nostalgia e il rimpianto.
Tessa Hadley, Il passato, Bompiani 2017

Un lunedi di primavera, 7 aprile 2014, un'aula di corte d'assise nel tribunale di Rennes, Francia. Si processa un uomo, Maurice Agnelet, accusato di aver ucciso la giovane amante, Agnès Le Roux, quasi quarant'anni prima, a Nizza. La vittima proveniva da una famiglia molto in vista, proprietaria di un casinò sulla Promenade des Anglais. Il cadavere della donna non è mai stato ritrovato, rendendo il lavoro dell'accusa, dopo tre processi, ancora più difficile. Agnelet si è sempre professato innocente, e la sua famiglia, moglie e due figli ormai adulti, non ha mai smesso di sostenerlo nella sua battaglia. Pascale Robert-Diard segue il processo per il suo giornale, solo un drappello di cronisti irriducibili assiste alle battute conclusive. Appassionati al caso mai risolto, affascinati dalla figura manipolatrice dell'imputato, ma anche dall'atmosfera magica della Costa Azzurra che rivive nelle testimonianze, e dallo «sfondo di pantaloni a zampa d'elefante, sciarpe lavorate ai ferri e khol sugli occhi» dei lontani anni Settanta. E a questo punto che il caso di cronaca nera di quarant'anni prima acquista la cadenza solenne e l'impellente necessità dell'antica tragedia. Uno dei figli di Agnelet, Guillaume, sale sul banco dei testimoni e accusa il padre di omicidio, rivelando di sapere da anni della sua colpevolezza, confessando di aver testimoniato il falso in passato. Una deposizione che per Guillaume ha diversi significati, quanti quelli della parola stessa: testimonianza, liberazione da un peso, ma anche "rimozione di qualcuno dall'esercizio di un potere". Come se il figlio avesse compiuto la sua rivoluzione contro il padre.
Pascale Robert-Diard, La deposizione, Einaudi 2017