9 aprile 2015

I nostri consigli

Un musicista che riscopre nel figlio tutte le ombre di un'infanzia che voleva dimenticare; la presenza schiacciante di una madre anziana e capricciosa; l'estate di una ragazza che non conosce l'amore, ma che - scoprendo il tradimento del padre - si accorge di aver già perso qualcosa; un uccello del paradiso che tenta una fuga impossibile e ostinata dalla cupola di vetro di un centro commerciale: nei quattro lunghi racconti si parla di genitori e figli, e sono tutti, in modi sempre diversi racconti crudeli. Eppure, in questi racconti come nella vita, a un certo punto "smette di piovere".
Andrés Barba, Ha smesso di piovere, Einaudi 2015



Ti proibisco di scrivere di me, intima Philip Roth. Per Livia Manera Sambuy dovrebbe suonare come un divieto, ma è di fatto un'istigazione ad abbattere la barriera che divide l'intesa umana e l'invenzione letteraria, è uno stimolo ad attivare la memoria di sé e la memoria lasciata dalle tante letture e dalle parole chiave che hanno aperto la porta su un territorio in cui vita e letteratura si mescolano. L'autrice racconta storie di incontri con i "suoi" scrittori americani, storie di complicità, amicizia, consuetudine, amore.
Livia Manera Sambuy, Non scrivere di me, Feltrinelli 2015




Desert solitaire è diventato un libro di culto sin dalla sua pubblicazione, nel 1968. Un racconto provocatorio e mistico, arrabbiato e appassionato, in cui Edward Abbey ci restituisce la sua esperienza di ranger nell'Arches National Monument, nel sudest dello Utah, catturandone l'essenza e trasmettendoci il desiderio di vivere nella natura e conoscerla nella sua forma più pura: silenzio, lotta, bellezza abbagliante. Ma questo libro è anche il grido angosciato di un uomo pronto a sfidare il crescente sfruttamento operato dall'industria petrolifera, mineraria e del turismo. Sono passati quasi cinquant'anni, e le osservazioni di Abbey, le sue battaglie, non hanno perso nulla della loro rilevanza.
Edward Abbey, Desert solitaire, Baldini&Castoldi 2015

Anton Tish, Phineas Eldridge e Rune sono tre artisti di successo. Tra il 1999 e il 2003 hanno stupito New York con un ciclo di esposizioni rivoluzionarie e di enorme successo. La verità, però, è che dietro ai tre giovani talenti e al loro lavoro si nasconde una donna, Harriet Burden. Le mostre che li hanno resi celebri, all'apparenza del tutto indipendenti, fanno in realtà parte di un unico arco creativo, un esperimento in bilico tra autoaffermazione e vendetta, un gioco di maschere e rimandi orchestrato da Harriet per scardinare, finalmente, le logiche di un establishment che le ha sempre negato ogni riconoscimento. La verità verrà a galla solo dopo la sua morte, grazie a un vero e proprio lavoro investigativo che sfocerà in un libro: questo.
Siri Hustvedt, Il mondo sfolgorante, Einaudi 2015

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