23 gennaio 2015

I nostri consigli

Nell'inverno del 1976 Simòn Cardoso viene arrestato dalla giunta militare argentina, e ben presto se ne perdono le tracce: diventa un desaparecido. Trent'anni dopo, negli Stati Uniti, sua moglie Emilia sente la voce di Simòn in un ristorante, ne rimane sconvolta e inizia un'incessante ricerca del marito ceh credeva morto. A partire da questo episodio, Purgatorio intreccia una storia d'amore (perduto e ritrovato) con una ghost story, sullo sfondo della sinistra irrealtà creata dal regime dittatoriale.
Tomàas Eloy Martìnes, Purgatorio, Sur 2015




Nel Perù di inizio Novecento, l'impresa statunitense Mining Society acquista le miniere di tungsteno della zona di Cuzco, creando un giro d'affari inconsueto per gli abitanti del luogo. Ma l'arrivo dei gringos equivale a un'invasione nelle terre ancestrali degli indigeni, e nelle loro vite. Ben presto il lavoro in miniera si trasforma in schiavitù. Il lettore non può restare indifferente all'esplicito atto di denuncia contenuto nel romanzo; è costretto a prendere una posizione, come fa l'agrimensore Leònidas Benites, uno dei protagonisti. Con un linguaggio diretto ed estremamente visuale, Vallejo intreccia una narrazione che è prima di tutto politica, ancora attuale a più di ottant'anni dalla sua prima pubblicazione.
César Vallejo, Tungsteno, Sur 2015

In un piccolo hotel sulle rive del Lago Lemano uomini e donne di varie nazionalità trascinano pigramente la propria vita, nell'attesa che il mondo uscito dalla seconda guerra mondiale acquisti tratti meglio definiti. Nella neutralità spazio-temporale dell'amena località, nella nitida impersonalità dell'albergo gli ospiti si avvicendano, vagano sospesi: lontani dai loro paesi d'origine e dai milieu cui appartengono, hanno perso lo scintillio del trucco di scena e si lasciano osservare nella loro verità sconcertante, paradossale, e senza censure. Bastano così poche pagine perché l'idillio si incrini e ci si senta risucchiati dal movimento sfrenato di una giostra di personaggi cinici, di affaristi e scrocconi grotteschi, di donne melanconiche e malmaritate, uomini gretti o pazzi...
Christina Stead, Il piccolo hotel, Adelphi 2008

Prima della discesa agli inferi della Kolyma, nella Siberia nordorientale, dove il regime sovietico portò al massimo livello di efficienza il sistematico annientamento delle sue vittime, l'autore aveva già avuto modo di sperimentare la durezza della repressione staliniana. Arrestato nel '29 per propaganda sovversiva, fu infatti condannato a scontare tre anni di lavori forzati in uno dei primi lager sovietici, quello di Višera. In questo volume prende via via forma l'epopea negativa dei lager staliniani: la storia della loro nascita, di chi li abitò e di chi li diresse, dell'incrudelirsi delle regole che li trasformarono in un perfetto meccanismo atto non solo a infliggere sofferenze estreme, ma soprattutto a stravolgere ogni norma, distruggendo moralmente vittime e carnefici.
Varlam Šalamov, Višera, Adelphi 2010

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