22 gennaio 2015

I nostri consigli - Speciale Ponte33

Questo romanzo descrive minuziosamente la vita di una donna che l'autrice propone come modello di una nuova realtà femminile iraniana: il lavoro in un grande ufficio della capitale, fonte di indipendenza economica nonché luogo privilegiato di rapporti sociali che costituiscono in ogni caso un'alternativa al cerchio chiuso della rete parentale; una famiglia che si discosta dal modello tradizionale in cui la cura della casa costituisce un ostacolo alla realizzazione professionale per le donne. Alaleh ha un'unica figlia, legata da amicizia e complicità, e un marito affettuoso e disponibile, che l'aiuta anche nella gestione della tempesta di sentimenti provocata dal ritorno di un uomo un tempo amato, proprio nel delicato momento di passaggio all'età matura.
Nahid Tabatai, A quanrant'anni, Ponte33 2010

L'autrice porta il lettore nelle strade di una megalopoli soffocata dal traffico e ricoperta di cartelloni pubblicitari inneggianti ad un consumismo pacchiano da cui la protagonista, una giovane donna sposata e con un figlio, è respinta e attratta insieme. Così come è combattuta tra la repulsione e l'attrazione per il socio del marito che la corteggia pressante, approfittando ella sua incapacità di sottrarsi fino in fondo alle lusinghe di una mondanità vuota e superficiale e di uno smarrimento che la isola anche dagli affetti più cari. Lo straniamento della protagonista ha radici lontane, in una sperduta cittadina del Baluchistan da dove è partita per un viaggio nella vita che l'avrebbe portata a tradire la famiglia, il proprio mondo, l'adorata amica Gandom, e soprattutto se stessa.
Sara Salar, Probabilmente mi sono persa, Ponte33 2013

Casalinga e madre riluttante, la protagonista - che ha in comune con l'autrice numerosi tratti biografici - si rivela nella sua complessa umanità attraverso la scoperta e la tentata ridefinizione del proprio ruolo di madre, moglie e figlia. Fossilizzata in una condizione di inerzia alla quale sembra averla condannata il suo passato familiare, comincia a prendere coscienza di se stessa nel confronto con un marito instancabilmente inquieto, la cui unico risposta all'insoddisfazione e alle difficoltà del vivere imposta da un Iran mai citato direttamente, si cristallizza nel sogno ossessivo dell'emigrazione in Canada.
Fariba Vafi, Come un uccello in volo, Ponte33 2009



L'autore esplora la quotidianità palpitante di un condominio di Tehran, megalopoli metafisica nella quale si coagulano le contraddizioni irrisolte di un'intera società. Decine di appartamenti di un grattacielo ultramoderno, angusti come celle o risplendenti di uno sfarzo desolante come le vite dei proprietari, costituiscono il fondale di uno spettacolo nel quale il lettore si trasforma in spettatore di un mondo in frantumi, in cui le fondamenta di qualsiasi fede stanno crollando. Porte e finestre si aprono e si chiudono lasciando filtrare tracce di quella sostanza amara che è la vita.
Mostafa Mastur, Osso di maiale e mani di lebbroso, Ponte33 2010



Mammone, debole, opportunista. Attento al rispetto delle norme sociali per amore del quieto vivere ma pronto a irridere gli eccessi di ossequio religioso o la mistificazione ingenua della democrazia. Ossessionato in egual misura dal sesso e da una nevrosi esistenziale che le sue avventure extraconiugali ampliano fino alla paranoia, il protagonista fluttua tra le norme, i divieti, le consuetudini e gli accomodamenti della società iraniana di oggi cogliendo con cinismo le opportunità che la sua condizione di maschio gli offre. Una particella che vaga tra la realtà concreta fatta di madri, padri, figli, amici, lavoro, amori, tradimenti, piccole viltà e scarsissime virtù, e un mondo virtuale dalle seducenti possibilità spalancato da un semplice computer da ufficio.
Soheila Beski, Particelle, Ponte33 2013

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