3 novembre 2015

I nostri consigli - Non-fiction

"Che cos'è la giustizia?" è una di quelle domande alle quali l'uomo "si è consapevolmente rassegnato a non poter mai dare una risposta definitiva, ma solo a formulare meglio la domanda stessa". È a questo compito, e all'esplicitazione dei presupposti della propria filosofia della giustizia, che Hans Kelsen dedicò, nel 1952, la lezione di congedo dall'insegnamento che dà il titolo al presente volume. Questo testo è preceduto da due lezioni inedite del 1949, nelle quali Kelsen s'interroga sull'essenza dei fenomeni giuridici, e sui problemi epistemologici propri della filosofia del diritto. Chiude il volume la lezione Politica, etica, diritto e religione, del 1962.
Hans Kelsen, Che cos'è la giustizia?, Quodlibet 2015


Così come il famoso film del 1963 racconta l'evasione di un gruppo di soldati da un campo di prigionia della Seconda guerra mondiale, questo libro evoca la fuga dalla deprivazione e dalla morte precoce come costante nella storia dell'umanità. Le azioni che, una generazione dopo l'altra, sono state intraprese per rendere l'esistenza meno dura hanno tuttavia prodotto un incessante oscillare tra progresso e disuguaglianza. Avremo mai un progresso senza disuguaglianza? Non si parla qui solo di denaro, ma anche di salute, di felicità, e della possibilità di vivere abbastanza a lungo per godere delle opportunità della vita.
Angus Deaton, La grande fuga, Il Mulino 2015


Alla fine l'arte, quando è davvero tale, vince. Lo dimostra, fra le altre, la strabiliante storia di Sixto Rodriguez, per i musicofili Sugar Man, una vicenda che a raccontarla non sembra vera. Nei primissimi anni Settanta, Sixto Rodriguez di Detroit incide due dischi che ricevono grandi plausi dalla critica ma pochissimi dal pubblico. L'insuccesso commerciale costringe Sixto Rodriguez ad abbandonare la musica intesa come professione. Nel frattempo succede l'impensabile: alcune sue audiocassette arrivano in Sudarica e le sue canzoni conoscono un successo senza precedenti. Solo che Sixto Rodriguez di questo successo non sa nulla...
Craig Bartholomew Strydom, Stephen "Sugar" Segerman, Sugar Man, Mondadori 2015

Gran parte del fronte italo-austriaco correva sulle cime, quelle cime che, prima della guerra, erano già state teatro della sfida turistico-alpinistica fra le borghesie italiana e austro-tedesca. Immaginata e preparata come una sfida di breve durata, la guerra di montagna inchiodò i suoi attori per più di tre anni su un ambiente ostico e ostile, e mai pensato prima come spazio di insediamento di grandi masse. Per rendere possibile questo, per combattere e sopravvivere lassù, gli eserciti si impadronirono dello spazio alpino, delle sue genti, delle sue piante, dei suoi animali, delle sue risorse: lo attrezzarono, lo scomposero, lo ricomposero, lo artificializzarono, portando in quota, che sempre più si elevava, un numero iperbolico di animali, di armi, di mezzi, di tecnologie.
Diego Leoni, La guerra verticale, Einaudi 2015

Nessun commento:

Posta un commento