10 novembre 2015

I nostri consigli - Non-fiction

La vita comoda piace a tutti, ma è proprio questa accettazione generale e acritica che va interrogata per comprendere i cambiamenti epocali indotti dall'imperante ipertecnologia. Prepotentemente entrata nella nostra routine quotidiana, la comodità è diventata non solo uno stile di vita ma anche un modo di conoscere che ha plasmato la cultura materiale e gli stessi modelli valutativi. Si configura dunque come un fatto sociale totale che ci consente di indagare la cesura antropologica che ha dato vita a una forma inedita di umanità: l'Homo comfort
Stefano Boni, Homo comfort, Elèuthera 2014



L'indagine sulla dimensione politica è il cuore della speculazione etnologica di Clastres: da dove viene il dominio dell'uomo sull'uomo? come si afferma la coercizione politica? Per rispondere a queste domande cruciali l'autore interroga quelle società "selvagge" che - smantellando un consolidato pregiudizio etnocentrico - non considera affatto come insiemi sociali immaturi che per uscire dalla loro arretratezza socio-culturale devono evolvere nella direzione della divisione sociale e dunque della gerarchia. Al contrario, queste società indivise resistono coscientemente a qualsiasi accumulazione del potere al proprio interno che possa insinuare la diseguaglianza nel corpo sociale. E lo fanno ponendo i propri capi tribali sotto il segno di un debito verso la comunità, che impedisce al loro desiderio di prestigio di trasformarsi in desiderio di potere.
Pierre Clastres, L'anarchia selvaggia, Elèuthera 2015

Il 10 agosto 1632 cinque padri gesuiti si riunirono in un austero palazzo di Roma per censurare, perché considerata sovversiva, un'affermazione apparentemente innocua che avrebbe gettato le basi della matematica moderna: una linea continua è composta da punti infinitamente piccoli. Ma non si trattava solo di speculazione teorica. In ballo c'era molto di più: il concetto di infinitesimo metteva in discussione l'idea del mondo come luogo razionale e governato da leggi matematiche esatte, e con essa il dogma di un ordine naturale, politico e sociale immutabile. L'autore ci racconta la storia di una lotta che vide schierati da un lato i difensori dell'autorità costituita, e dall'altro i promotori di un'epoca di libertà intellettuale e progresso scientifico.
Amir Alexander, Infinitamente piccoli, Codice 2015

La consapevole inclassificabilità delle opere di Georges Bataille tocca il vertice con La parte maledetta: un saggio di economia politica che con "ardito rovesciamento" scalza in radice le cognizioni basilari su cui poggia quella che viene ritenuta la scienza triste, per disvelarla come scienza tragica. Al "miserabile" principio acquisitivo dell'utile, che secondo gli economisti governerebbe la produzione, la conservazione e il consumo, Bataille antepone la dissipazione improduttiva, il bisogno di distruggere, il gesto dilapidatorio delle ricchezze di cui testimonia il potlàc, lo scambio arcaico studiato dagli etnologi e non riducibile a convenzionale antenato del commercio.
Georges Bataille, La parte maledetta, Bollati Boringhieri 2015

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