14 aprile 2016

I nostri consigli

I protagonisti di questo libro sono, con nomi diversi, tre personaggi fuori scala dell'antropologia novecentesca: Margaret Mead, Leo Fortune e Gregory Bateson. La scenografia sono le misere capanne dei tre sulle sponde del fiume Sepik, a Papua, quel mondo separato di acque rosa e cieli verdi che ancora oggi non compare sui nostri gps, e che negli anni Trenta era, molto semplicemente, l'Ignoto. L'azione coincide col lavoro sul campo del trio, in ciò che aveva di lievemente comico (la corsa ad accaparrarsi la tribù più esotica, o più interessante da studiare) e in ciò che conteneva, invece, di esaltante (la nascita, dal vivo, di molte delle idee che continuiamo a usare, nel tentativo di conoscere ciò che è altro da noi. E la corrente sotterranea che a poco a poco innalza la temperatura di quella prossimità concitata e febbrile è, come in fondo non si poteva prevedere, una grande e lacerante passione amorosa.
Lily King, Euforia, Adelphi 2016

È la primavera di un anno terribile, il 1917, quando Maria Rosa Radice a poco più di vent'anni lascia gli agi della sua casa a Napoli. Scappa da sua madre, dal salotto aristocratico che fino ad allora è stato il suo unico, soffocante orizzonte. La destinazione è la sola possibile per una donna non sposata e in fuga: il fronte. L'impatto della guerra è brutale. In un piccolo ospedale sul Carso cura centinaia di feriti, li vede soffrire e morire. Ma c'è una luce nelle sue giornate, una scintilla di cui si accorge poco a poco. È la sua silenziosa compagna di stanza Eugenia Alferro, una provinciale del Nord che sogna di diventare medico. Giorno dopo giorno, le insegna a sopravvivere in corsia e a superare la paura. La guerra regala alle due ragazze una libertà altrimenti impossibile. Così, nel tempo, avvertono una passione inattesa crescere tra loro e a mezza voce, la notte, si dichiarano l'amore. Non sanno se il futuro permetterà loro di rimanere vicine, entrambe però sentono di essere cambiate. Ora sono pronte a lottare per restare se stesse.
Elisabetta Rasy, Le regole del fuoco, Rizzoli 2016

Irlanda, fine degli anni sessanta. Nora Webster vive in una piccola cittadina, si occupa dei suoi quattro figli e cerca di ricostruirsi una vita dopo la morte del marito. Intelligente, a volte difficile e impaziente, a volte gentile e amorevole, è vittima delle circostanze e spera che qualcosa cambi e le permetta di andare via. Lentamente, grazie all'aiuto della musica e dell'amicizia, trova un barlume di speranza e una strada per ripartire. Con nuove dinamiche famigliari, la donna sembra sia violentemente padrona di sé sia una figura dalla morale ambigua, tanto da diventare una delle eroine più memorabili della narrativa contemporanea. Il ritratto che viene tratteggiato nell'arco degli anni è straziante, penetrante, sempre tenero e profondamente vero.
Colm Tòibin, Nora Webster, Bompiani 2016

Glicine, rosa, caprifoglio, menta, timo, fragole: il giardino è un mondo di rumori, movimenti e odori, un concentrato di vita. Se ne esploriamo origini e fisionomia scopriamo che ci parla della cultura che lo ha prodotto, con la sua arte, scienza, simbologia, con le sue guerre, tregue, scoperte. E i giardini degli scrittori non sono da meno. Évelyne Bloch-Dano ci accompagna tra le pagine di Rousseau, George Sand, Stendhal, Flaubert, Balzac, Hugo, Zola, Proust, Gide, Colette, Simone de Beauvoir e Jean-Paul Sartre, Marguerite Duras, Christian Bobin, Patrick Modiano. Che si tratti di un parco pubblico, di un roseto o di una piccola veranda, il giardino ci insegna che la bellezza del mondo è alla nostra portata, purché sappiamo vederla, e che la vita è costituita da una moltitudine di riprese, di piccole morti e resurrezioni.
Évelyn Bloch-Dano, Giardini di carta, Add Editore 2016

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