4 aprile 2016

I nostri consigli - Non-fiction

Nella Città delle parole, che raccoglie le Massey Lectures tenute nel 2007, Alberto Manguel, acclamato scrittore, traduttore e fine bibliofilo, analizza l'uomo come entità individuale e sociale e si pone una domanda chiave: "In fondo, perché stiamo insieme?". L'interrogativo appare più che mai lecito in un mondo nel quale la convivenza è ostacolata da profonde differenze etniche, politiche e religiose. Esaminando gli stretti legami tra lingua, letteratura e società, Manguel conclude che "la vita non è mai individuale, ma è incessantemente arricchita dalla presenza degli altri. L'identità del singolo richiede il suo opposto, in un costante sforzo di inclusione: per sapere chi è uno, dobbiamo essere in due".
Alberto Manguel, La città delle parole, Archinto 2016

Una tribù intellettuale tra le più singolari che esistano. Da Adam Smith a John Maynard Keynes, da Karl Marx a Milton Friedman, da Ricardo a Schumpeter, Galbraith e Stiglitz, i grandi economisti tentano da due secoli di consolidare il pericolante edificio della "scienza economica". Le loro idee ci affascinano, le loro vite ci fanno ridere, ed è arrivato il momento di farne dei veri e propri supereroi a fumetti.
Benoist Simmat, Vincent Caut, Il club dei Super Economisti, Clichy 2016





La storia delle Crociate è nota, eppure è una storia spesso raccontata a metà, perché si basa quasi esclusivamente su fonti occidentali. Questo saggio intende considerare secondo una nuova, più equilibrata, prospettiva gli scontri fra musulmani e cristiani durante il Medioevo su tutte le sponde del Mediterraneo musulmano. Trattate come parte attiva della relazione dinamica tra gli stati islamici medievali e le società che vanno dalla Spagna all'Iran, le Crociate vengono dunque lette non soltanto come un episodio esotico, ma come parte integrante della storia della civiltà islamica stessa.
Paul M. Cobb, La conquista del Paradiso, Einaudi 2016



Dacché Nabucodonosor elevò i giardini pensili di Babilonia pur di lenire la nostalgia della sua sposa per le colline dell'infanzia, il giardino è sempre stato una seconda natura, foggiata dall'uomo in base alla sua cultura ed esperienza. Ma di questi tempi il giardino è anche un campo di battaglia ideologico ed etico fra l'"utopia suburbana" del prato sempre perfettamente curato e la ribellione antinomiana dei cultori della wilderness, discepoli di Thoreau. Per fortuna esiste un terzo partito - quello che fu, ad esempio, di Alexander Pope, che agli architetti del paesaggio suoi contemporanei consigliava semplicemente: "Consulta sempre il Genio del luogo". Pollan - che di Pope condivide l'ironia e il buonsenso, oltre che il piglio eclettico da filosofo, umorista, narratore e polemista - sa da quale parte schierarsi, e lo fa nel modo che più gli è congeniale: con questo volume, che riesce a essere al tempo stesso esilarante autobiografia, racconto di un'odissea intellettuale e brioso trattato di giardinaggio empirico-teorico.
Michael Pollan, Una seconda natura, Adelphi 2016

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