27 settembre 2017

I nostri consigli

Otto quadri narrativi che ripercorrono i temi cari alla poetica di Miyamoto Teru: la contiguità quasi l'identità - tra vita e morte narrando argomenti a volte truci ma sempre con un delicato umorismo di fondo. Protagonista è una classe operaia smarrita, lasciata indietro dal vertiginoso progresso economico giapponese degli anni Sessanta, in bilico tra tradizione e modernità. Sull'onda dei ricordi della sua infanzia, Miyamoto ci rimanda ai meravigliosi scorci della regione di Osaka-Kobe, ai quartieri di periferia, ai villaggi di campagna, ai bagliori sulle onde dell'agitato mar del Giappone, al lento muoversi di anime fruscianti sotto cieli plumbei.
Miyamoto Teru, Bagliori fatui, Carbonio 2017


Pecorin è uno scienziato nella scienza della vita; è abilissimo a farsi amare, ma il suo cuore resta vuoto. Non prova un briciolo d'amore, per la principessina che ha sedotto per capriccio, anzi peggio, per umiliare un amico; e anche la splendida selvaggia che gli ha fatto assaporare qualche brivido lo lascia presto insoddisfatto. Persino Vera, l'unica che forse ha amato veramente, non è altro che un'ombra, per lui, il conforto di una scintilla. La sua sete è insaziabile, vuole tutto e non gli basta mai; le sofferenze e le felicità degli altri contano solo in rapporto a lui. Prima lo vediamo da lontano, nel racconto di un viaggiatore incontrato per caso; si avvicina quando appare al narratore durante una tappa del viaggio. Pecorin ha un aspetto insieme fragile e forte, quella bellezza strana che piace alle donne. La sua biancheria è di una pulizia accecante, ma i suoi occhi non ridono quando ride lui. Arriviamo poi a sentire la sua voce, la sua inquietudine, nelle pagine dei suoi diari. Eppure resta sempre inafferrabile: una domanda senza risposta, una malattia senza cura, una provocazione bruciante. La letteratura è piena di personaggi malvagi; perché allora proprio l'immoralità di Pecorin dà tanto fastidio? ci chiede Lermontov. Forse perché è un ritratto fedele dell'uomo contemporaneo? Perché c'è in lui più verità di quanto vorremmo? Quasi due secoli dopo, i Vizi' di Pecorin sono più attuali che mai. 
Michail Lermontov, Un eroe dei nostri tempi, Marcos Y Marcos 2017

Il libro raccoglie una selezione di prose scritte da Lafcadio Hearn alla fine dell'Ottocento, durante la sua lunga permanenza in Giappone. Con gusto romantico, tra il gotico e l'eccentrico, restituisce agli insetti la nobiltà che la cultura giapponese conferisce a questi animali. Farfalle, zanzare e formiche diventano l'occasione per evocare letteratura, poesia e leggende. Sono pagine di una scrittura raffinata ed elegante; storie deliziose e insolite che gettano uno sguardo profondo sul Giappone del XIX secolo, sulle sue credenze e sulla sua cultura popolare. Hearn descrive, con acuto senso di meraviglia, il canto del grillo e il volo spettrale delle libellule, cita l'haiku entomologico del Giappone classico e misterioso e ricorda i racconti buddisti in cui le anime degli insetti e quelle degli uomini non sono mai lontane.
Lafcadio Hearn, Alessandra Contenti (cur.), Le farfalle danzano e le formiche si ingegnano, Exorma 2017

In esilio a Parigi dall'età di dieci anni, Kimia, nata a Teheran, ha sempre cercato di tenere a distanza il suo paese, la sua cultura, la sua famiglia. Ma i jinn, i genii usciti dalla lampada (in questo caso il passato), la riacciuffano per far sfilare una strabiliante serie d'immagini di tre generazioni della sua storia familiare: le tribolazioni degli antenati, un decennio di rivoluzione politica, il passaggio burrascoso dell'adolescenza, la frenesia del rock, il sorriso malandrino di una bassista bionda...
Négar Djavadi, Disorientale, Edizioni E/O 2017

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