9 settembre 2017

I nostri consigli - Non-fiction

Da dove vengono le barzellette? A chi dobbiamo il dono di quest'eccitante conflagrazione del pensiero? Perché c'è chi non ride alle barzellette e chi disprezza il genere? La barzelletta è un ibrido, un racconto umoristico parente della conversazione, squisitamente orale e fortemente interattivo (cosa ne è senza una risata finale?), ma vicino al discorso perché non sopporta interruzioni e commenti; affine alla narrazione perché ha un tempo e una durata, ma è obbligatoriamente conchiusa e concisa, perché non può essere ripresa. Come tutti i racconti si basa su un evento particolare, ma si appoggia sulle generalizzazioni e sul senso comune, ma diversamente da tutti i racconti si costruisce su una collisione tra due universi di discorso.
Marina Mizzau, Ridendo e scherzando, Il Mulino 2005

Nei ritmi sempre più affannosi di una modernità non ancora conclusa l'indolenza diventa, se non un valore, un prezioso elemento di contrasto. "La saggezza dei pigri" racconta e analizza tre personaggi letterari che, rifiutando di lavorare, danno corpo a uno sguardo alternativo sulla loro epoca. Bartleby, che nel racconto di Melville si ostina a "preferire di no", esprime una reazione all'emergente capitalismo nel quale la dedizione al lavoro si coniuga all'edonismo consumista. James Wait, il marinaio allettato al centro di "The Nigger of the 'Narcissus'" di Conrad, è sintomo del conflitto fra l'esaltazione dell'operosità di una utopica comunità tradizionale e la consapevolezza della sua irrealtà. Sul rifiuto di lavorare del protagonista di "Murphy", Beckett modula una riflessione sul rapporto fra attività e passività, interno e esterno, identità e differenza. In Bartleby, James Wait e Murphy si coglie il convergere della più grande potenzialità con la più radicale impotenza e in questo paradosso si configura un'idea dell'umano come precario equilibrio fra creatività produttiva e sterile abbandono.
Federico Bellini, La saggezza dei pigri, Mimesis 2017

"Sottocultura" si è affermato a livello mondiale come un punto di riferimento per lo studio delle culture musicali giovanili. Hebdige non si limita a ripercorrere le vicende delle sottoculture inglesi, hipster, teddy boy, mod, skinhead passando per il glam e il Northern Soul, ma, sulla scorta delle suggestioni fornitegli dal punk, ne fornisce una lettura unitaria sulla base della chiave interpretativa della "rivolta attraverso lo stile". "Sottocultura" è un contributo al rinnovamento degli approcci alla popular culture promosso dai British cultural studies attraverso un ripensamento originale dell'eredità gramsciana.
Dick Hebdige, Sottocultura, Meltemi 2017


Questa "Storia inimitabile del Dandy" delinea il ritratto di un'epoca tra storia del costume e storia della cultura, tra biografia, analisi sociologica e analisi psicologica. In questo quadro d'epoca si muovono personaggi colorati da aneddoti ben scelti, noti e meno noti. Ne emerge una sorta di "eroe collettivo" dai molti nomi illustri, un tipo di "originale", un'anima bella, a metà fra il libertino e il maledetto, un precursore in un certo senso dell'intellettuale moderno, un uomo in rivolta, un rivoluzionario privato d'ideologia.
Ellen Moers, Storia inimitabile del Dandy, Odoya 2017

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