16 maggio 2017

I nostri consigli

Quando la studentessa turca incontra per la prima volta Madame Rosella, non si aspetta certo che, dietro l'ingannevole fragilità dell'anziana signora, si nasconda una personalità forte, dinamica e un passato sorprendente. La vita di Rosella, ebrea tedesca costretta a rifugiarsi a Istanbul durante la Seconda guerra mondiale, è colma di accadimenti imprevedibili, che ella visse con un profondo coinvolgimento emotivo. Conoscendosi quasi per caso, la giovane e Madame Rosella si intrattengono in lunghe conversazioni, che diventano sempre più intime e toccanti, sancendo tra loro un legame profondo. Una storia delicata e drammatica, che sviscera il rapporto tra due donne di diversa generazione e personalità, con prospettive di vita differenti.
Tuna Kiremitci, Bianca come la neve, Edizioni Clandestine 2017

Quando s'imbatte nel caso del piccolo Michele, scomparso dall'auto dei genitori in un'area di sosta senza lasciare traccia, il commissario Striggio sta attraversando un periodo piuttosto complicato. A casa, Leo vorrebbe che lui la smettesse di nascondere il loro amore, soprattutto al padre. E il padre, dal canto suo, sta per arrivare da Bologna con una notizia sconcertante. La sparizione di Michele - un bambino "speciale", dotato di capacità di apprendimento straordinarie e con seri problemi di relazione - è un ordigno destinato a far deflagrare ogni cosa. A riattivare amori, odii, frammenti di passato che ritornano: perché in gioco è soprattutto l'umanità, in tutte le sue declinazioni. E forse la soluzione può venire più facilmente proprio dalla dimensione interiore che dagli snodi di un'indagine tradizionale. Per questo, mentre indaga, il commissario vive, pensa, si distrae, si perde. Così gli altri intorno a lui. Fois scolpisce una galleria di personaggi tridimensionali e vivi: gli abitanti della sua storia si scoprono deboli e spesso bugiardi, capaci di rancore ma al contempo in grado di perdonare e di piangere le loro manchevolezze. Genitori, figli, fratelli, colleghi e amanti: tutti partecipi di un mistero che sta ben attento a nascondere la propria soluzione fino alle battute conclusive.
Marcello Fois, Del dirsi addio, Einaudi 2017

Heather l'attivista solitaria; Alice e il suo sogno fallito di recitazione; Roland, docente universitario succube delle donne come lo era da bambino; Fern, o dello spirito pratico. Quattro fratelli che dopo tanto tempo scelgono di condividere una vacanza estiva con le famiglie. Forse l'ultima nella casa dei nonni, che ha molte storie da raccontare. Fra liti e cene, giochi e capricci di bambini, flirt di adolescenti inquieti e recriminazioni, pezzi di famiglie allargate ammessi nel cerchio dell'intimità si scivola indietro nel passato, alla storia dei nonni, lui pastore inflessibile, lei solo in apparenza remissiva, e della madre che lascia il marito incagliato nel Sessantotto parigino per rifugiarsi in campagna e cercare di rimettersi in sesto. Poi si torna al presente: fasci di lettere dei nonni, un cottage nascosto nel bosco che i bambini trasformano nel loro regno, rancori e complicità, pioggia e sole. E alla fine il passato che si disfa insieme al vecchio cottage, e la vita che continua nonostante la nostalgia e il rimpianto.
Tessa Hadley, Il passato, Bompiani 2017

Un lunedi di primavera, 7 aprile 2014, un'aula di corte d'assise nel tribunale di Rennes, Francia. Si processa un uomo, Maurice Agnelet, accusato di aver ucciso la giovane amante, Agnès Le Roux, quasi quarant'anni prima, a Nizza. La vittima proveniva da una famiglia molto in vista, proprietaria di un casinò sulla Promenade des Anglais. Il cadavere della donna non è mai stato ritrovato, rendendo il lavoro dell'accusa, dopo tre processi, ancora più difficile. Agnelet si è sempre professato innocente, e la sua famiglia, moglie e due figli ormai adulti, non ha mai smesso di sostenerlo nella sua battaglia. Pascale Robert-Diard segue il processo per il suo giornale, solo un drappello di cronisti irriducibili assiste alle battute conclusive. Appassionati al caso mai risolto, affascinati dalla figura manipolatrice dell'imputato, ma anche dall'atmosfera magica della Costa Azzurra che rivive nelle testimonianze, e dallo «sfondo di pantaloni a zampa d'elefante, sciarpe lavorate ai ferri e khol sugli occhi» dei lontani anni Settanta. E a questo punto che il caso di cronaca nera di quarant'anni prima acquista la cadenza solenne e l'impellente necessità dell'antica tragedia. Uno dei figli di Agnelet, Guillaume, sale sul banco dei testimoni e accusa il padre di omicidio, rivelando di sapere da anni della sua colpevolezza, confessando di aver testimoniato il falso in passato. Una deposizione che per Guillaume ha diversi significati, quanti quelli della parola stessa: testimonianza, liberazione da un peso, ma anche "rimozione di qualcuno dall'esercizio di un potere". Come se il figlio avesse compiuto la sua rivoluzione contro il padre.
Pascale Robert-Diard, La deposizione, Einaudi 2017

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