23 maggio 2017

I nostri consigli - Non-fiction

Un complotto preparato nei minimi particolari. Le motivazioni dei congiurati. Il carattere di Bruto e Cassio. Il mistero del terzo uomo che tradì. Le Idi di marzo hanno cambiato la storia dell'Occidente, ben più di quello che i congiurati avrebbero mai potuto immaginare.
Barry Strauss, La morte di Cesare, Laterza 2017







La logica dell'«inizio della storia» basata sull'invenzione della scrittura e sulla nascita delle civiltà risente ancora oggi della temporalizzazione del mondo proveniente dal quadro concettuale religioso di matrice ebraico-cristiana. Nei manuali di scuola la storia inizia tipicamente quando l'uomo diventa «cultura», se non apertamente quando riconosce un dio. L'immenso lasso di tempo che precede quel momento viene semplicemente ignorato, o al più ridotto a un breve paragrafo iniziale. Generazioni di studenti si sono formati con questo schema narrativo e lo hanno naturalmente introiettato. In questo modo però si tralascia un'enorme quantità di dati che sono fondamentali per capire come l'uomo abbia operato nel mondo e perché lo abbia fatto così e non altrimenti. Decenni di studi sul cervello e lavori pionieristici come quello di Jared Diamond ci permettono ora, finalmente, di studiare la storia umana in una prospettiva diversa, più «profonda», tenendo conto di tutti quei fattori che hanno modellato il nostro comportamento, e permettendoci in tal modo di comprendere in un contesto molto più ampio le ragioni di molti percorsi storici.
Daniel Lord Smail, Storia profonda, Bollati Boringhieri 2017

Nessuna forma d'arte è stata denigrata quanto la poesia. Gli stessi poeti sono i suoi primi critici, e sembra esistere una sorta di condivisa sprezzatura, come di fastidio per la sua presuntuosa inutilità. «Io stesso» ha ammesso Ben Lerner «la detesto pur avendo organizzato la mia vita sulla poesia. Non considero questo una contraddizione perché la poesia e l'odio per la poesia sono fusi insieme ed è questo che voglio arrivare a spiegare». Ben Lerner scruta i sentimenti che abbiamo per la poesia come punto di partenza per una difesa del mondo dell'arte. Parla di coloro che hanno disapprovato la poesia, a partire da Platone, analizza poeti grandi e meno grandi ricorrendo a esempi concreti che attraversano le opere di Keats, Dickinson, Whitman, McGonagall (secondo Wikipedia il peggior poeta di tutti i tempi) e molti altri. Il suo tentativo è quello di spiegare la nobile arte del fallimento alla base di ogni poema, che sia riuscito o meno, e la sua è un'analisi personale e altamente originale di una vocazione essenziale quanto inattuabile.
Ben Lerner, Odiare la poesia, Sellerio 2017

Adulterio, bigamia, incesto: queste le accuse mosse a Filippo, il primo sovrano dei franchi occidentali a essersi meritato la scomunica. Nell'anno del signore 1092 Filippo, già sposato con Berta d'Olanda, rapì Bertrada di Montfort, la quinta moglie del suo parente Folco il Rissoso, conte d'Angiò; il 15 maggio fu celebrato il matrimonio. Papa Urbano condannò l'unione scomunicando Filippo, che tuttavia, benché in ansia per la sorte della sua anima, perseverò nel peccato fino a farsi scomunicare altre due volte. Fino all'xi secolo le nozze di re e cavalieri erano state questione di patrimoni, di affari. Ma quando la Chiesa decise di accrescere il proprio potere temporale non potè più rimanervi estranea: impose una nuova morale matrimoniale, servendosi anche dell'arma della scomunica - come nel caso di Filippo 1, condannato per colpe che poco tempo prima non erano tali. Gradualmente, quella che fino ad allora era stata una cerimonia profana, da risolvere in contratti e grandi bagordi, diventò un sacramento. Tra il cavaliere e la donna si insinuò, nel giorno dello sposalizio, il prete benedicente.
Georges Duby, Il cavaliere, la donna, il prete, Il Saggiatore 2017

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