9 maggio 2017

I nostri consigli - Non-fiction

Alarico muore all'improvviso, i Visigoti finiscono per andare in Spagna e la storia della Spagna sarà quella che conosciamo. Ottone III muore d'un tratto, il suo progetto di ridisegnare e circoscrivere il Patrimonium Beati Petri finisce con lui e la storia sarà, sul lungo periodo, quella dello Stato della Chiesa. Guglielmo II d'Altavilla muore di colpo e il Regno di Sicilia finisce a Enrico VI di Svevia; ma anche Enrico VI muore all'improvviso e il Regno passa sotto la tutela del papa prima di arrivare nelle mani di Federico II; che a sua volta morirà bruscamente proprio alla vigilia della sua vittoria sul papa. Quante aspettative sono finite nell'abisso perché qualche evento inaspettato ha impedito che prendessero la piega desiderata? "Imprevisti e altre catastrofi" tratta principalmente di storia medievale, ma con qualche scorribanda nella storia precedente e successiva, raccontando alcune circostanze che hanno impedito alla storia di essere diversa da come è stata. Che ci piaccia o non ci piaccia, la storia è andata e sta andando così come è andata e sta andando. Piaccia o non piaccia alla cosiddetta storia controfattuale.
Glauco Maria Cantarella, Imprevisti e altre catastrofi, Einaudi 2017

In questo ampio saggio riccamente illustrato, S. Frederick Starr racconta la storia affascinante e in gran parte sconosciuta dell'illuminismo medievale nella Grande Asia centrale. La vita movimentata in popolose città organizzate e le sorprendenti creazioni di molte importanti personalità nei più svariati campi del sapere vengono collocate dall'autore all'interno di un vivace affresco storico del periodo. Poiché molti scienziati e intellettuali scrissero per lo più in arabo, a lungo sono stati definiti «arabi». In realtà, appartenevano a popolazioni persiane e turche che vivevano nella vasta regione che oggi si estende dal Kazakistan all'Afghanistan e dall'area più orientale dell'Iran fino allo Xinjiang, in Cina. Fu infatti nell'Asia centrale che tra il 750 e il 1150 si diede un nome all'algebra, si calcolò il diametro della Terra con una precisione senza precedenti, si scrissero alcune delle più belle poesie del mondo e libri che sarebbero serviti a definire la medicina europea. Con i soli strumenti della logica, basandosi sui dati dell'osservazione diretta, il persiano Biruni dedusse persino che dovevano esistere altre terre oltre a quelle conosciute, scoprendo in un certo senso l'America cinque secoli prima di Colombo. Raramente nella storia vi fu una simile concentrazione spaziale e temporale di saperi. Non c'è da stupirsi che ciò abbia influenzato la cultura europea dai tempi di Tommaso d'Aquino fino alla Rivoluzione scientifica, e abbia avuto un medesimo, profondo impatto in India e in gran parte dell'Asia. Questa storia culturale e intellettuale dell'Asia centrale inquadra nascita, sviluppo e declino di un periodo cruciale nella storia dell'umanità.
S. Frederick Starr, L'illuminismo perduto, Einaudi 2017

Flagello biblico, responsabili di avvelenamenti di massa o simbolo di rinascita postbellica: fin dagli albori l'umanità ha rinunciato a dare una definizione scientifica di "erbaccia", cambiando etichetta a seconda delle mode e della cultura dell'epoca. Prendendo avvio proprio da questo dato di fatto, l'autorevole botanico inglese Richard Mabey scrive la prima storia culturale di queste creature che vivono ai margini della società vegetale, così importanti per il sistema immunitario del pianeta, preziose per le loro proprietà curative, belle per le forme e i colori, eppure così strenuamente combattute dall'uomo che le ha sempre considerate pericolosi invasori dei suoi spazi. E proprio questa visione frutto di luoghi comuni che Mabey intende ribaltare: attraverso pagine colte e raffinate, ricche di informazioni erudite e reminiscenze personali e artistico-letterarie, l'autore compie una riflessione che trascende i confini della botanica e approda alla filosofia, mettendo in luce l'affinità esistenziale tra noi e le erbacce, quel comune spirito di adattamento e quell'istinto di sopravvivenza che dovrebbero indurci a riconoscere in loro delle compagne di vita da amare, dal destino saldamente intrecciato al nostro.
Richard Mabey, Elogio delle erbacce, Ponte alle Grazie 2017

Una dettagliata ricostruzione interdisciplinare degli aspetti medici, religiosi, architettonici e artistici dell'ospedale rinascimentale a Firenze. Un volume accattivante e riccamente illustrato, che ci conduce all'interno di sanatori come il Santa Maria Nuova descrivendo con grande cura i loro enormi reparti ed esplorando le vite di pazienti, medici e corpo infermieristico. Uno studio che rovescia la visione comune dell'ospedale rinascimentale come destinazione infernale per i poveri moribondi. Al contrario, i sanatori dell'epoca svilupparono terapie specializzate e sorprendentemente professionali, ospitando larga parte della popolazione: se i degenti registrati ogni anno erano oltre 6500, la percentuale dei decessi avvenuti durante le cure non superava il 10%. Attingendo a numerosissime fonti originali, Henderson analizza il ruolo civico dell'istituzione ospedaliera. Riflette sullo stretto rapporto tra cure prescritte, dettami della religione e inestirpabili credenze popolari. Analizza le condizioni di vita tanto di chi riceveva i trattamenti, quanto di chi li prescriveva e di chi li amministrava, senza dimenticare il sostegno patronale e l'aspetto sociale di tali istituzioni. Per passare infine all'interesse architettonico di tali strutture che seppero diventare, allo stesso tempo, importanti centri di patrocinio artistico.
John Henderson, L'ospedale rinascimentale, Odoya 2016

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