2 maggio 2016

I nostri consigli

A vent'anni da Notizie da un'isoletta, Bill Bryson parte per un nuovo viaggio attraverso la Gran Bretagna. Questa volta si inventa un percorso che è anche una sfida: la Bryson Line, la linea retta più lunga che si possa tracciare tra due località britanniche, partendo dal suo estremo meridionale, Bognor Regis, una sonnacchiosa cittadina marittima sulla Manica, per risalire fin sulla punta della Scozia, a Cape Wrath, dove un faro solitario osserva le acque tempestose in cui si incontrano l'Atlantico e il Mare del Nord.
Bill Bryson, Piccola grande isola, Guanda 2016




Il suo mondo era fatto di nuvole. Gli aerei si basavano sulle sue previsioni per atterrare, le navi per farsi strada tra i ghiacci, i trattori per poter lavorare la terra. Aleksej Feodos'evic Vangengejm era il meteorologo dell'Unione Sovietica. Nato in una famiglia della piccola nobiltà, abbracciò la rivoluzione e pose il proprio talento al servizio di quello che gli sembrava un grande ideale. Quando iniziò la conquista dello spazio sognò di addomesticare l'energia del sole e dei venti in nome del socialismo. Ma nel 1934 venne accusato di tradimento e fu rinchiuso nel primo dei gulag. Da allora la sua vita, come quella di milioni di altre vittime del regime sovietico, fu segnata. Negli anni di prigionia, fino a quando fu giustiziato nel 1937, scrisse alla figlia messaggi fitti di disegni, erbari, indovinelli. Proprio la corrispondenza con una bambina che Vangengejm non avrebbe mai rivisto ha indotto Olivier Rolin a raccontare in tono sobrio e preciso, attenendosi ai fatti, la storia di un uomo che è anche la storia di un tempo feroce, un tempo di promesse non mantenute.
Olivier Rolin, Il meteorologo, Bompiani 2016

Stanco dell'ufficio e della sua vita ordinaria, costellata da piccole sconfitte e umiliazioni, Donald decide di prendersi un periodo sabbatico e partire per un viaggio solitario in barca a vela, nel Mare del Nord. Durante l'ultima tratta dalla Danimarca ai Paesi Bassi prende a bordo con sé Maria, la sua bambina di sette anni. Il mare è calmo, la complicità tra padre e figlia è rinsaldata e dolcissima, fino a quando nuvole nere compaiono all'orizzonte e in una notte da incubo Maria scompare dalla barca. Donald è costretto a fare i conti con le proprie ansie e i propri tormenti, che prendono forma e colore in mare aperto. Che cosa le è successo? È caduta in mare o c'è una spiegazione diversa? 
Toine Heijmans, Fuga sul mare, Elliot 2016


"C'era una volta un uomo che si chiamava Albinus, il quale viveva in Germania, a Berlino. Era ricco, rispettabile, felice; un giorno lasciò la moglie per un'amante giovane; l'amò; non ne fu riamato; e la sua vita finì nel peggiore dei modi". È probabile che il lettore di oggi, aprendo Una risata nel buio e leggendone le prime righe, abbia la stessa reazione del suo editore americano nel 1938. Ma come, si era detto il disgraziato, questo Nabokov mi ha chiesto di ritradursi il libro da solo perché la versione uscita tre anni prima in Inghilterra lo aveva sconciato, e adesso mi presenta con un altro titolo un testo completamente diverso da quello che ho letto? E con un attacco che dice tutto? E ora cosa racconterà, visto che la trama l'ha svelata subito? Sono tutte domande legittime, ma futili. E, soprattutto, contengono già le risposte. L'autore aveva rifatto Kamera obskura - questo il titolo della prima versione - perché continuava in realtà a riscrivere la storia che avrebbe portato fino in fondo solo vent'anni dopo, in Lolita. E aveva scleto quell'attacco perché nel frattempo si era formato una sua personalissima idea del gioco infinito e appassionante che, prima di tutto, un libro deve essere.Quanto al resto della storia, molto semplicemente, è letteratura.
Vladimir Nabokov, Una risata nel buio, Adelphi 2016

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