18 maggio 2016

I nostri consigli - Non-fiction

Dorate con striature vermiglie, gialle come il sole d'estate, verdi come gli smeraldi sul turbante di un sultano: infinitamente colorate, perfette nella loro straordinaria complessità, le piume hanno conosciuto nel tempo, a partire da una base comune, un'evoluzione che non smette di suscitare meraviglia in chi ne osservi il miracolo ingegneristico. Il loro interesse, però, non si esaurisce nelle sorprese dell'evoluzione: di piume e penne abbiamo ornato i nostri vestiti fin dall'alba della storia, e piume e penne riaffiorano di continuo nei miei e nelle cosmogonie, nei simboli, nelle leggende di ogni popolo, dall'araba fenice, nel cui piumaggio fiammante è inscritta la fascinazione umana per l'impossibile, alle bianche penne che Icaro usò per scappare dal Labirinto. Se c'è, infatti, nell'equilibrio aerodinamico delle piume un mistero "tecnologico" che continua a interrogare gli scienziati, alla ricerca di ispirazione per migliorare i nostri utensili, i tessuti, i mezzi di trasporto, è la loro leggerezza, la loro aerea inafferrabilità ad averle impresse così saldamente nell'immaginario collettivo, che ne ha fatto emblemi persistenti di libertà.
Thor Hanson, Piume, Il Saggiatore 2016

Sapere come funziona la moneta è fondamentale e necessario per capire il capitalismo oggi. In La natura della moneta, con un linguaggio semplice e alla portata di tutti, Geoffrey Ingham, che non è un economista ma un sociologo, riesce meritoriamente a farci comprendere il concetto di moneta, la sua storia e le sue implicazioni per coloro che la usano quotidianamente (quasi tutti al mondo). L'autore si ricollega alle tradizioni intellettuali più eterodosse delle scienze sociali per costruire una nuova teoria: la moneta come pilastro delle relazioni sociali. Secondo Ingham, l'economia e la sociologia dominanti non sono state finora in grado di cogliere la specificità della moneta, per lo più considerata dagli economisti come un "velo" neutro che sottostà al meccanismo dell'economia "reale".
Geoffrey Ingham, La natura della moneta, Fazi 2016

Le mappe, è indiscutibile, non sono solo indispensabili ma hanno gran fascino. Ci permettono di orientarci, e questo non è poco, ma ci restituiscono anche una visione del mondo, la visione di chi le ha ideate. Infatti non sono il mondo, bensì una sua rappresentazione, quindi possono solo descrivere, in modo semplificato, lo spazio. Per capire fino in fondo la loro utilità, bisogna fare lo sforzo di immaginarsi cosa doveva essere viaggiare o progettare un viaggio quando non esistevano: dell'estensione del mondo e della sua forma non vi era alcuna idea, ogni passo era fatto verso l'ignoto. E i luoghi raggiunti non avevano un nome. Questo libro, corredato di un ricco apparato iconografico, ricostruisce la storia delle mappe: quando sono nate è perché, come si sono evolute, come sono state disegnate.
Simon Garfield, Sulle mappe, Ponte alle Grazie 2016

Una reggia, un monumento celebrativo, un luogo di culto? L'appassionante enigma di Castel del Monte sembra fare tutt'uno con la personalità di colui che lo fece costruire, Federico II: imperatore cristiano, illuminista ante litteram, tiranno politico e legislatore egualitario, cultore delle scienze ed esoterista. Nella vicenda dell'Italia meridionale e del suo distacco dal resto della penisola, un filo rosso collega la politica ipercentralista di Federico II, con la sua splendida architettura castellana, e l'assenza di un'autonomia urbana nel Mezzogiorno, matrice della futura diversità del Sud.
Franco Cardini, Castel del Monte, Il Mulino 2016

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