29 marzo 2016

I nostri consigli

In questo romanzo, Baldwin ci porta nella Harlem della sua adolescenza. Il suo stile narrativo, denso e ritmico, porta con sé una critica aspra del razzismo. Raccontando i contrasti di una famiglia attraverso due generazioni, dal sud rurale al ghetto del nord, Gridalo forte  è il ritratto di persone catturate in una lotta drammatica e di una società in rapida trasformazione.
James Baldwin, Gridalo forte, Amos Edizioni 2013





Chi non ha pensato un giorno che viviamo giusto per onorare i sogni, le speranze e i sacrifici dei nostri genitori? Romain Gary non soltanto ha tenacemente nutrito questo pensiero, ma vi ha dedicato un libro intero, questo libro: La promessa dell'alba, una delle sue opere più intense, più belle e più riuscite. Era bambino, Gary, all'alba appunto della sua vita, quando promise per la prima volta a sua madre di tornare un giorno a casa dopo aver strappato vittoriosamente il possesso di questo mondo ai potenti e ai malvagi. Prima di Biancaneve, prima del Gatto con gli Stivali, prima dei Sette Nani e della Fata Carabosse, sua madre, infatti, gli sussurrò i nomi della vasta schiera di nemici contro cui un uomo degno di questo nome deve battersi. C'è prima di tutti Tatoche, il dio della stupidità. C'è Merzavka, il dio delle certezze assolute; Filoche, il dio della meschinità. E vi sono numerosi altri dei, più misteriosi e più loschi, più insidiosi e nascosti...
Romain Gary, La promessa dell'alba, Neri Pozza 2006

Dai finestrini di una macchina, ai bordi delle leggendarie highways, una terra selvaggia e arcaica sfila sotto la linea dell'orizzonte. È l'America. Non quella nevrotica delle metropoli - con i suoi edifici vertiginosi, le sue leggi, il suo galateo urbano - ma quella rude e polverosa delle periferie del mondo, dove l'unica regola è dettata da un primitivo spirito di sopraffazione. Qui l'uomo discende direttamente dalla pietra e dai peyote, dalla scorza dura degli arbusti secolari. Di tanto in tanto - lungo i chilometri d'asfalto - in una vecchia baracca, in un recinto, in un motel, si mettono in scena le rappresentazioni rituali di un mondo impenetrabile e violento. Motel chronicles raccoglie frammenti autobiografici e allucinazioni, poesie e fotografie, riferimenti a film e canzoni che hanno segnato l'immaginario collettivo, dando vita a un'opera in grado di trattenere, nelle sue parole, alcune delle suggestioni più significative della cultura occidentale.
Sam Shepard, Motel Chronicles, Il Saggiatore 2016

Brando aveva tre anni quando suo padre ha abbandonato lui e sua madre in un quartiere di Los Angeles chiamato Echo Park. È stato allora che sua madre, una vera incantatrice, che sapeva inventarsi le bugie più folli e farle sembrare verità, decide che non c'era nessuna ragione di continuare a essere messicani, e che d'ora in poi sarebbero stati indiani nativi americani. Brando Skyhorse suonava molto meglio di Brando Ulloa, e solo anni dopo, quando ormai l'inganno aveva coinvolto i vicini, compagni di scuola e persino il vicepreside della sua scuola elementare, Brando scopre la verità. Intanto per tutta la sua infanzia e adolescenza cinque uomini si succedono nella vita di sua madre, e quindi nella sua. Uomini che dovevano essere chiamati immediatamente padri, non importa quanto si sarebbero fermati. Uomini a cui lui immancabilmente si affezionava e che poi immancabilmente sparivano.
Brando Skyhorse, La casa dei padri invisibili, Piemme 2016

Nessun commento:

Posta un commento