22 marzo 2016

I nostri consigli

Nella stanza in fondo alla casa, una donna anziana parla e un uomo giovane ascolta. Con tre elementi in apparenza tanto semplici, Jorge Galàn scrive una storia universale, antica come l'Umanità, e insieme moderna come il futuro. La memoria, il pozzo inesauribile che si alimenta allo stesso tempo dell'esperienza di chi ha vissuto molto e della necessità di sapere da parte di chi sta iniziando a vivere, dispiega qui, ancora una volta, l'irresistibile capacità di seduzione che attrae allo stesso tempo il nipote della protagonista e il lettore che avanza, aggrappato alla sua mano, attraverso un romanzo che racconta la storia di una donna, la storia di un paese, quella di tutti noi.
Jorge Galàn, La stanza in fondo alla casa, Mondadori 2016


Una giovane coppia riceve in eredità un cottage nel nord del Galles dal vecchio zio Ian. A suo nipote e alla moglie Ann sembra un incredibile colpo di fortuna, che permette loro di abbandonare una insoddisfacente vita di città per cominciare una nuova esistenza in una casa tra le montagne e il mare. Nel testamento dello zio Ian, noto per la sua eccentricità, c'è però una strana clausola: gli eredi devono accogliere nella loro famiglia il suo cormorano, altrimenti perderanno il lascito. Una richiesta che non sembra particolarmente impegnativa da soddisfare, perché non dovrebbe essere difficile prendersi cura di un innocuo uccello, Ma il cormorano inizia lentamente a mostrare un lato violento e malevolo...
Stephen Gregory, Il cormorano, Elliott 2016

Alavaro, Silvio, Ribeiro, Neto e Ciro. Cinque uomini della stessa generazione, cinque amici di lunga data che hanno vissuto l'epoca d'oro di Copacabana: la liberazione sessuale che regnava su una città edonista, l'esplosione della bossa nova, la vita come un'ininterrotta festa in spiaggia. Ma nulla dura per sempre: e così arrivano i tentativi di costruire una famiglia, i piccoli tradimenti, l'apparizione di farmaci che promettono di vincere la vecchiaia (soprattutto in campo sessuale...), la solitudine. C'è chi viene lasciato dalla moglie perché si è arreso e ha rinunciato a vivere e chi invece si aggrappa a ogni eccesso, incurante delle conseguenze per lui e per chi gli vuole bene. C'è chi ha tradito e chi è stato tradito, chi ormai vive sulla spiaggia e chi rimane fino all'ultimo il marito perfetto. Ognuno dei protagonisti illumina con la sua storia un frammento dell'universo maschile: ne viene fuori un ritratto spietato, senza indulgenze, ma allo stesso tempo umanissimo, che solo una donna poteva dipingere.
Fernanda Torres, Fine, Einaudi 2016

Il 17 ottobre 1975 fa la sua comparsa nelle edicole americane un numero speciale di Esquire che mostra in copertina la foto di profilo di un Truman Capote grasso e pallido, e una didascalia che reclamizza l'ultimo, attesissimo racconto dell'acclamato autore di A sangue freddo. Titolo: La Cote Basque 1965. Capote si è incamminato da tempo lungo la china dell'autodistruzione. Quasi costantemente in preda all'alcol e alle droghe, è soltanto una smorta controfigura del trentenne dagli occhi pieni di passione e inquietudine che sedusse il bel mondo newyorchese vent'anni prima. Su quel mondo, che lo ha tacitamente messo da parte, posa ora la sua astiosa penna, narrando del santuario che ne è al centro e che ha le sue vestali nei Cigni della Quinta Strada: Babe Paley, Slim Keith, Gloria Vanderbilt, Pamela Harriman, le regine dei cocktail, delle feste di beneficenza, dei party più esclusivi, dei dinner e dei lunch alla Cote Basque, il ristorante dove, appunto, pranzi e cene sono diventati un appuntamento imprescindibile della mondanità newyorchese. Il racconto di Esquire muove da un incontro alla Cote Basque in cui i Cigni della Quinta Strada si lasciano andare a inattese confessioni e riprovevoli giudizi. (...)
Melanie Benjamin, I cigni della Quinta Strada, Neri Pozza 2016

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