9 marzo 2016

I nostri consigli - Non-fiction

Questo libro racconta la storia di libri che c'erano e non ci sono più. I libri perduti non sono libri dimenticati oppure libri pensati dall'autore e mai nati. Sono quelli che l'autore ha scritto, che qualcuno ha visto, magari anche letto, e che poi sono stati distrutti o dei quali non si è saputo più niente. Libri scomparsi, ma che sono di certo esistiti. Ogni libro perduto ha la sua storia che non assomiglia alle altre, se non per qualche particolare che stabilisce strane relazioni. Si parte così dalla casa di Firenze di Romano Bilenchi per poi passare all'Inghilterra di Byron e di Sylvia Plath, alla Francia di Hemingway, attraverso la Russia di Gogol' e la frontiera spagnola che Walter Benjamin cerca di superare, dalla Polonia occupata dai nazisti di Bruno Schulz fino al remoto paesino del Canada dove si rifugia Malcolm Lowry. Un lungo viaggio che vale senz'altro la pena di fare, perché magari un giorno, da qualche parte, uno di questi libri che sembra perduto per sempre potrebbe miracolosamente riemergere.
Giorgio Van Straten, Storie di libri perduti, Laterza 2016

Nella Grecia antica lo Stato è paragonato a una nave che deve compiere una traversata per giungere felicemente in porto. È qui che nasce la nozione di governo e con essa le domande politiche fondamentali: come deve essere governata una città per evitare i conflitti interni, approdare alla concordia e salvaguardare la pace? Come garantire l'alternanza al potere? Affidare il governo ella città ai filosofi è la condizione per eliminarne i mali? Che cosa significano amicizia e concordia tra i cittadini? Platone e Aristotele vissero in un mondo di città più o meno autonome, circondato da grandi monarchie, e avevano sotto gli occhi in primo luogo Atene, la polis che allora rappresentava la forma più complessa e articolata di democrazia: l'autore ne restituisce la riflessione sul buon governo illuminando il loro e il nostro presente.
Giuseppe Cambiano, Come nave in tempesta, Laterza 2016

Paul Thomas Anderson è considerato uno dei maestri del cinema contemporaneo. E i suoi film, da Boogie Nights a Magnolia, da Il petroliere a The Master, raccontano radici culturali, padri padroni, fragili figli, vizi di forma e rare virtù dell'America, oggi. Capitalismo e religione, consumismo e paranoia, memoria e passione, utopie che si infrangono. Con il respiro del grande romanzo americano e l'urgenza di omaggiare e allo stesso tempo reinventare la lingua del cinema. Questa è l'opera di Anderson. Ovvero: di cosa parliamo quando parliamo di America. L'autore lo spiega con un saggio dalla prose letteraria originale, ripercorrendo film dopo film la carriera di un cineasta giovane ma già di culto.
Roberto Manassero, Paul Thomas Anderson, Bietti 2015

Nel 1488 Claus Flügge, boia di Amburgo, compì una notevole impresa decapitando 79 pirati uno dopo l'altro. Quando a opera terminata il senato gli chiese come si sentisse, rispose: "Così bene che potrei andare avanti e sbarazzarmi dell'intero Saggio e Onorevole Senato". I senatori non apprezzarono la battuta e l'insolenza costò al boia, ovviamente, la testa. È soltanto una delle tante storie che questo libro contiene, ma già in questo aneddoto è possibile scorgere il potere insito nell'atto di tagliare teste, inebriante e spaventoso al tempo stesso, ma anche il soffio inatteso di ironia che ci accompagnerà in questo singolare viaggio.
Frances Larson, Teste mozze, Utet 2016

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