26 marzo 2018

I nostri consigli

Era stato Georges Simenon, nel 1945, a suggerire al fratello Christian, condannato a morte in contumacia per collaborazione con l’occupante, di arruolarsi nella Legione Straniera. Un modo per scomparire, o per riscattarsi, certo; ma anche, cambiando cognome, per evitare di mettere a rischio la fama dello scrittore ormai celebre. "È colpa tua, l’hai ucciso tu! Perché è morto lui e non tu!", griderà la madre a Georges quando questi le comunicherà la morte, nel Tonchino, del figlio che è stato sempre il suo preferito. Nei mesi immediatamente successivi, Simenon tenterà di espellere i suoi fantasmi scrivendo due romanzi tra i suoi più neri e potenti: La neve era sporca e Il fondo della bottiglia. In quest’ultimo, uno stimabile avvocato, che ha lavorato duro per avere il suo ranch e conquistarsi un posto all’interno della ristretta comunità dei notabili del luogo, vede vacillare tutte le sue certezze di uomo solido e integrato quando gli compare davanti, evaso dal carcere in cui scontava una condanna per il tentato omicidio di un poliziotto, il fratello minore – quello debole, irresponsabile, sfortunato, ma anche quello che tutti, chissà perché, hanno voglia di proteggere. La riapparizione di quel fratello, di cui nessuno sa niente nella comunità dei ricchi rancheros di confine, scatenerà uno psicodramma fra tutti – e soprattutto un dramma che sigilla la storia dei due fratelli. 
Georges Simenon, Il fondo della bottiglia, Adelphi 2018

Ci attirano, ci affascinano, ci spaventano e spesso ci lasciano con un impensabile senso di vuoto. Le storie di fantasmi giapponesi aleggiano tra l'orrore e il romanticismo, in un limbo percorso da anime che non trovano pace per essere state costrette ad abbandonare il mondo terreno prima di aver compiuto fino in fondo il loro percorso. Vendetta, amore, imbarazzo, risentimento, curiosità, angoscia, nostalgia, memoria, altruismo: ogni fantasma ha il suo personale motivo per ripresentarsi ai viventi, e ognuno lo fa in modo diverso, e con differenti effetti sulla quotidianità di amici, nemici, parenti o amanti. «Principesse e Mononoke. Storie di fantasmi giapponesi» raccoglie i più celebri racconti di genere della tradizione giapponese, come quello di Hoichi, suonatore cieco di biwa, o quello di Oyuki, dama delle nevi, che tornano qui nella loro dimensione originale.
Yakumo Koizumi, Principesse Mononoke, Kappa 2018

"Tutto m'inghiotte. [...] il fiume troppo grande, il cielo troppo alto, i fiori troppo fragili, le farfalle troppo spaurite, il volto troppo bello di mia madre." Inizia così "Inghiottita", capolavoro indiscusso della letteratura canadese. "Tutto m'inghiotte" dice Bérénice, la giovane protagonista, e anche noi insieme a lei siamo inghiottiti, ci facciamo prendere alla gola dalle parole di una bambina che non si rassegna e si aggrappa all'infanzia proprio quando questa sembra tradirla. La seguiremo per dieci anni, in un lungo viaggio che la porterà prima a New York e infine in Israele. Vedremo il mondo con il suo sguardo da adolescente cinica e disincantata e ascolteremo la sua voce incendiaria, che grida senza sosta perché qualcuno l'ascolti. Nulla può fermare Bérénice, tanto meno le contraddizioni e le debolezze degli adulti che lei ha deciso di lasciarsi per sempre alle spalle: "Mollate i continenti. Issate gli orizzonti. Si parte."
Réjean Ducharme, Inghiottita, La Nuova Frontiera 2018

Curtis Dawkins sognava di fare lo scrittore, frequentava un corso di scrittura creativa in una delle migliori università americane, il suo talento era stato notato. Negli anni non aveva mai smesso di lavorare sodo alle pagine, aveva una compagna e tre figli. La sera di Halloween del 2004 va a una festa, prova una droga che non conosce. Su di giri, esce con gli amici e si lancia in una bravata, un furto maldestro. Prima di rendersene conto, ha ucciso un uomo. Condannato all'ergastolo, si ritrova di colpo sorvegliato a vista in penitenziario. Tutte le sue giornate sono consegnate alla stessa lancinante solitudine, solo con se stesso e costretto alla vicinanza fisica con persone con cui non ha niente in comune e che pure sono simili a lui, unite nell'uguale sforzo per mantenersi stabili di mente. Quando entra in cella e sente la porta chiudersi con uno schianto, Curtis ha due possibilità: morire sopraffatto dal rimorso o imparare a vivere nel presente. Ma è uno scrittore, uno scrittore dal talento affilato che aveva saputo conquistarsi l'attenzione di insegnanti e critici, e l'unico modo che conosce per continuare a vivere è scrivere. La narrativa come una scialuppa su cui salire per allontanarsi dalla nebbia. Queste pagine non sono un racconto del carcere, ma delle persone che lo popolano. E "tutte le persone sono storie" scrive Dawkins.
Curtis Dawkins, Questo ero io, Mondadori 2018

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