19 marzo 2018

I nostri consigli - Non-fiction

È vero che la morte è diventata tabù, che la società moderna la nega e la nasconde più di quelle premoderne, condannando all'isolamento chi sta per lasciare questo mondo? Ed è forse per questo che i medici mentono al malato, e gli nascondono le cattive notizie sulla sua salute? È vero che la medicina moderna è rivolta solo al prolungamento della vita e all'ostinazione terapeutica, mentre trascura le esigenze e le sofferenze dei malati terminali? Che cosa è stato fatto per contrastare questa tendenza? Perché sono nate e a cosa servono le cure palliative? Come, dove e con chi si passa oggi l'ultima fase della vita? Nel decifrare la complessa mappa del fine vita il libro mette a confronto i cambiamenti avvenuti in Italia con quelli degli altri paesi occidentali.
Marzio Barbagli, Alla fine della vita - Morire in Italia, Il Mulino 2018

Può una pandemia cambiare il mondo? Nel 1918 è successo. L'influenza spagnola è stata il killer più feroce del XX secolo: uccise in soli due anni milioni di persone. Tra le vittime anche artisti e intellettuali del calibro di Guillaume Apollinaire, Egon Schiele e Max Weber. Nonostante l'entità della tragedia, le conseguenze sono rimaste a lungo offuscate dalla devastazione della prima guerra mondiale e relegate a un ruolo secondario. Laura Spinney ricostruisce la storia della pandemia seguendone le tracce in tutto il globo, dall'India al Brasile, dalla Persia alla Spagna, dal Sudafrica all'Ucraina. Inquadrandola da un punto di vista scientifico, storico, economico e culturale, l'autrice le restituisce il posto che le spetta nella storia del Novecento quale fattore in grado di dare forma al mondo moderno, influenzando la politica globale e il nostro modo di concepire la medicina, la religione, l'arte. Attraverso queste pagine si legge il passato, ma si può tentare di immaginare il futuro: la prossima pandemia influenzale, le armi a disposizione per combatterla e i potenziali punti deboli dei nostri sistemi sanitari. Arriveremmo preparati ad affrontare un'eventuale emergenza?
Laura Spinney, 1918: L'influenza spagnola, Marsilio 2017

Che posto occupavano gli animali nell'antichità? Come noi oggi, anche i Greci e i Romani avevano a che fare con cani, cavalli, galline; avevano allevamenti, vivari, acquari, e adottavano pratiche zootecniche. Amavano i loro animali da affezione, mentre ne uccidevano altri e li mangiavano (magari dopo averli sacrificati in onore di una divinità). Conoscevano e usavano animali selvatici o feroci, o esotici come elefanti e pappagalli. Non mancavano, nel loro immaginario, creature aliene che si credeva popolassero paesi lontani, come l'India e l'Etiopia, patrie dei manticora, dei cinocefali e dei grifoni. Quello che per noi sono i dinosauri per loro erano i ciclopi, i pegasi, le chimere, gli uomini-toro. Un affresco suggestivo che restituisce per intero l'esotismo di un mondo scomparso.
Pietro Li Causi, Gli animali nel mondo antico, Il Mulino 2018

Attraverso un'esposizione vivace e coinvolgente, Alan Watts ci introduce alle molte e complesse espressioni del pensiero orientale. Nelle conferenze che compongono questo volume, siamo guidati alla scoperta delle principali tradizioni filosofiche e spirituali dell'Asia, e dunque di cosmologie, visioni dell'uomo e contenuti morali radicalmente differenti rispetto ai nostri. Dall'induismo allo Zen, dallo yoga alle diverse forme di buddhismo e al taoismo, Watts ci accompagna in un viaggio all'interno di un universo esotico e affascinante: un viaggio che è anche - e soprattutto - un'occasione per mettere in dubbio ciò che ci sembra ovvio e per ripensare noi stessi, il nostro posto nel mondo e la nostra relazione con gli altri. Questo è del resto il vero obiettivo di tutta l'opera di divulgazione del grande pensatore inglese: aprire la nostra mente, aiutandoci a rompere gli schemi in cui è prigioniera per farci vivere, se non da illuminati, per lo meno più liberi e consapevoli.
Alan Watts, Le filosofia dell'Asia, Lindau 2018

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