9 ottobre 2017

I nostri consigli

Roger, in vacanza invernale in Florida con la moglie Stacy, una figlia di cinque anni e un piccolo di tre, entra in un poligono di tiro che vende anche armi e munizioni e compera una Glock che poi infila nel cruscotto della macchina a noleggio. Roger, un costruttore e impresario edile, e Stacy, un'operatrice sociale, si sono conosciuti nove anni prima, in un caffè di Harvard Square. Flirtano, e qui Stacy fa il primo errore: nota al polso di Roger un Rolex d'oro dall'aria costosissima e commenta tra sé e sé, "oggetti come questo mi lasciano indifferente". Dovrebbe invece capire che per l'uomo, più vecchio di lei di una decina d'anni, e senz'altro baciato dal successo, quel Rolex non è solo uno status symbol, ma una ragione di vita, letteralmente. Dovrà rendersene conto una decina d'anni più tardi, durante quella vacanza in Florida, quando si troverà la Glock nuova di zecca puntata alla tempia. Cos'è successo tra il Rolex e la Glock?
Marian Thurm, La vita di prima, Bollati Boringhieri 2017

Un giorno d'estate del 1914 Marcel parte per la guerra. Parte con un volto da bambino e con addosso l'odore del fieno, degli animali e del sudore di un giovane contadino del secolo scorso. Torna con un volto che non è nemmeno più quello di un uomo. Ha un'orbita vuota al posto di un occhio, un ammasso di cicatrici sul lato sinistro, lo zigomo distrutto e, anziché l'odore del fieno, la puzza di alcol e di etere addosso. Eléonore, la cugina, non chiede da quale regno dei morti sia tornato, lo accoglie a braccia aperte e lo sposa. Marcel falcia la terra incolta, tira l'aratro al posto delle vacche perdute, lavora senza tregua nel porcile. Al cadere della notte si ubriaca. L'alcol lo calma oppure gli accresce la sofferenza. Dopo più di mezzo secolo, nel 1981, la fattoria è ancora li, con la vecchia Eléonore, il figlio Henri e i nipoti. La porcilaia, però, non è più quella di Marcel: è diventata un enorme allevamento industriale (...) Henri non cessa un solo istante di pensare a come guadagnare in efficienza e in produttività, mettendo magari più capi sui grigliati o costruendo nuovi edifici. Tutte le sue speranze sono riposte in un verro di quattrocentosettanta chili, alto un metro e quaranta al garrese per quattro metri di lunghezza. E il risultato di anni di selezioni e incroci ingegnosi. E la Bestia, un distruttore sorto dalla follia umana mascherata da razionalità economica.
Jean-Baptiste Del Amo, Regno Animale, Neri Pozza 2017

La mattina dell'ennesimo colloquio di lavoro, Furo Wariboko, trentatré anni, nigeriano, si sveglia e scopre di essersi trasformato in un oyibo, un uomo bianco, con i capelli rossi e gli occhi verdi. Una metamorfosi inspiegabile, che gli lascia un'unica possibilità, fuggire di casa e cercare fortuna nella babele di Lagos. Anche se nel suo quartiere i bianchi si contano sulla punta delle dita, e la gente da loro vuole sempre qualcosa: denaro, amicizia, favori. Se però conosci il pidgin e l'arte di arrangiarsi di ogni lagosiano, avere la pelle bianca può offrire dei vantaggi. Può farti entrare in un'azienda dalla porta principale; può spingerti tra le braccia di una donna bellissima che sa come manovrare i «paparini» di qualsiasi colore; può garantirti amicizie altolocate e una macchina con l'autista. In un clima sospeso tra sogno e incubo kafkiano, l'avventura di Furo Wariboko, alias Frank Whyte, si snoda intorno ai labili confini della razza e dell'identità, sullo scenario della più chiassosa e seducente tra le metropoli africane, una città in cui ognuno è «un re a casa sua, e ogni casa una nazione sovrana».
A. Igoni Barrett, Culo nero, 66th And 2nd 2017

Chiusa in una stanza al sedicesimo piano di un albergo di Ankara, una donna, Aysel, decide di abbandonarsi alla morte. Un abbandono volontario, consapevole, che la conduce a ripercorrere la propria vita. Educata secondo gli ideali di civiltà e progresso sui quali le élites repubblicane avevano eretto la neonata nazione turca, Aysel dovrà combattere strenuamente contro i pregiudizi della generazione di padri, che mal comprende la modernità imposta dall'alto, per adeguare se stessa al modello di 'donna emancipata' promosso da Kemal Ataturk. Seppur a fatica, riuscirà a svincolarsi dal ruolo di moglie e madre imposto dalla morale tradizionale e a realizzare le proprie ambizioni personali. Ma quando Engin, uno dei suoi studenti, irromperà nella sua vita, l'apparente idillio in cui vive sarà irrimediabilmente rotto. L'emancipazione femminile promossa dalla nuova Turchia, l'inclusione della donna nello spazio pubblico sono state raggiunte ma a un caro prezzo: la negazione del suo corpo e la soppressione di qualsiasi altra aspirazione che non rientri nel perimetro tracciato dai riformatori kemalisti.
Adalet Agaoglu, Coricarsi e morire, L'asino d'oro 2017

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