30 ottobre 2017

I nostri consigli - Non-fiction

Quante volte leggiamo sui giornali che i disagi e i crimini tra le mura di casa derivano dalla crisi della famiglia, una crisi tutta moderna? Come se la famiglia fosse sempre stata un luogo di riparo, di protezione da una società ostile. Ma è davvero così? Dopo lo studio sul mondo greco di «Non sei più mio padre», Eva Cantarella ritorna sul tema centrale della famiglia e indaga le regole e la quotidianità della vita familiare nel mondo romano, per verificare attraverso le fonti l'ipotesi secondo la quale la famiglia infelice nascerebbe solo con la modernità. Con gli strumenti di studiosa del diritto e della storia antica ricostruisce costumi e abitudini delle famiglie romane, risalendo fino alle origini della civiltà che ha creato i fondamenti della nostra cultura giuridica. Dimostra così che, a partire dai Sette re di Roma, a metà dell'VIII secolo a.C., fino al VI secolo d.C. e alla stesura del Corpus iuris civilis di Giustiniano, il potere di vita e di morte dei padri sui figli è assoluto e l'uccisione del padre appartiene con impressionante frequenza alla realtà sociale di ogni famiglia romana. 
Eva Cantarella, Come uccidere il padre, Feltrinelli 2017

«L'uomo non ha mai camminato sulla luna»: le spedizioni Apollo sono dei falsi girati in studio dalla Nasa e lo si può dimostrare. «Hitler si è rifugiato nell'Antartide»: dopo la caduta di Berlino Hitler si è imbarcato su un sottomarino e ha raggiunto il Polo Sud dove ha fondato un nuovo Reich non ancora scoperto. «Giovanna d'Arco era un uomo»: gli storici più smaliziati si sono accorti di come la Pulzella d'Orléans fosse in realtà un ragazzo che ingannò tutti i suoi contemporanei per poter passare alla storia. Queste sono solo tre delle centinaia di idee balzane di cui sono convinti milioni di persone e che girano sui siti web e nei discorsi. Le teorie folli della storia ricostruisce molti di questi falsi miti. Facendoci sorridere, ma anche inquietare, perché alcune di queste idee portano con sé il germe della disinformazione e qualcosa anche di assai peggiore.
Philippe Delorme, Le teorie folli della storia, Clichy 2017

La scienza non è l'unica strada per la conoscenza. Prendendo spunto dall'opera di diversi artisti (da Walt Whitman a Proust a Igor Stravinsky, dallo chef George Escoffier a Cézanne) Lehrer mostra, in una vera e propria sintesi tra cultura umanistica e cultura scientifica, il modo in cui ciascuno di essi abbia intuito e scoperto una verità essenziale sulla nostra mente, prima che la scienza la riscoprisse e la analizzasse. Grazie a un approccio multidisciplinare, in cui la ricerca di laboratorio si affianca alla letteratura, il testo spiega come Walt Whitman abbia intuito le basi biologiche del pensiero umano, come Proust sia riuscito a penetrare il mistero della memoria immergendosi nei suoi ricordi d'infanzia, o come Escoffier abbia di fatto ridefinito le linee portanti dell'alta cucina. Un punto di vista diverso, in grado di offrire spunti e occasioni di riflessione tanto al critico letterario quanto allo scienziato.
Jonah Lehrer, Proust era un neuroscienziato, Codice 2017

E il maggio 1967 quando esce, per una piccola casa editrice fiorentina, un libro dal titolo "Lettera a una professoressa". L'hanno scritto don Lorenzo Milani e gli alunni della scuola di Barbiana, una canonica del Mugello a pochi chilometri da Firenze. Il libro viene subito accolto dai linguisti come un manuale di pedagogia democratica, dai professori come un prontuario per una scuola alternativa, dagli studenti come il libretto rosso per la rivoluzione. "Lettera a una professoressa" è stato un autentico livre de chevet di una generazione, vademecum di ogni insegnante democratico per lunghi, lunghissimi anni. Visto, ancora oggi, come anello centrale se non vero e proprio punto di partenza di ogni riflessione sulla necessità di riformare la scuola. Ma anche come inizio della crisi della scuola. Un libro-manifesto, suo malgrado. Ma com'è stato possibile che l'esperimento pedagogico di una scuoletta di montagna e la pubblicazione di poche pagine siano diventati la scintilla di una rivoluzione? Perché ancora oggi questa "Lettera" mobilita il ricordo, innesca passioni, divide e fa litigare? Perché si è fissato nella memoria collettiva come un punto di passaggio epocale non solo quando si parla di scuola ma anche di giovani, generazioni, movimenti?
Vanessa Roghi, La lettera sovversiva, Laterza 2017

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