11 ottobre 2017

I nostri consigli

E il 1989 quando Michael Chabon, pochi mesi dopo aver pubblicato il suo primo romanzo, I misteri di Pittsburgh, raggiunge la casa della madre, a Oakland, per far visita al nonno gravemente malato. Reso loquace dai potenti antidolorifici, la memoria più nitida, affilata e urgente per l'imminenza della morte, in una settimana l'uomo dispiega davanti al giovane scrittore una storia rimasta sepolta, quasi dimenticata per una vita intera, un fiume alimentato da una molteplicità di affluenti, di voci spesso drammatiche, a volte beffarde, travolgenti per il nipote come per il lettore di oggi. E questa la mappa su cui si compone Sognando la luna, la confessione finale di un uomo a cui il narratore si riferisce sempre e solo come «mio nonno». E un racconto che parla di follia, di guerra e di avventura; che affronta il sesso, il matrimonio, il desiderio; che partendo dal modellismo aerospaziale osserva e descrive l'America di metà Novecento, le aspirazioni tecnologiche e i progressi di una nazione. Eppure, sopra ogni altra cosa, è il ritratto dell'amore passionale e impossibile tra il nonno dell'autore e sua moglie, un'enigmatica donna francese arrivata negli Stati Uniti, profondamente segnata, dopo la guerra. Insieme, a muovere queste pagine è l'impatto distruttivo - eppure così potenzialmente creativo - dei segreti e delle menzogne. Michael Chabon, Sognando la luna, Rizzoli 2017

L'angelo della storia guarda al passato mentre una tempesta lo sospinge verso il futuro. L'angelo di questa storia è Jacob, poeta di origini yemenite, che nel corso di una notte nella sala d'attesa di un istituto psichiatrico ripercorre tutta la sua vita: dall'infanzia con la madre in un bordello egiziano all'adolescenza con il ricco padre, fino alla vita adulta da omosessuale arabo a San Francisco quando l'epidemia di AIDS è al culmine. A tenergli compagnia in questa notte di ricordi ci sono molti interlocutori inattesi: Satana, che lo tormenta, la Morte, che vorrebbe spingerlo alla resa, e quattordici santi che guideranno Jacob verso casa, verso la pace e una nuova vita. "L'angelo della storia" è un ritratto filosofico e allegorico di uno spirito in crisi, un racconto centrato sul conflitto quotidiano tra memoria e oblio.
Rabih Alameddine, L'angelo della storia, Bompiani 2017

"Ci fu un silenzio e poi un alito caldo e costante contro la schiena, un vento forte e secco che soffiava dal deserto spingendomi verso la città e il suo oceano. Mi toccava, muovendosi in tante direzioni contemporaneamente, sfiorandomi le tempie. Avevo già sentito quella brezza, avevo visto quella luce e sapevo cos'era: il luminoso invisibile. Questa volta feci come aveva detto Max. Non cercai di afferrarlo, non mi concentrai né provai a capirlo. Lo lasciai splendere." Ecco poche righe che contengono tutte le parole del romanzo di Eugenia: cielo, luce, vento, città, oceano, splendore. Mancano però le parole amore, rabbia, terremoto che costelleranno le avventure della nostra imprevedibile protagonista. Eugenia si catapulta, adolescente romana con la sua famiglia "che non fa mai le cose come si deve", in una zona decisamente ruvida di Los Angeles, agli inizi degli anni '90. Attraverso i suoi occhi stupefatti vediamo accumularsi l'amore, la droga e gli eccessi, le amicizie travolgenti e delicate, l'affiorare di una coscienza politica. E poi Los Angeles con una natura selvaggia che affiora dai marciapiedi, dalla terra che trema, dispersa e fluttuante in un disordine alieno di strade e persone. E come un rombo di un aereo intercontinentale lontano nel cielo, la coscienza di Eugenia, con il suo linguaggio emotivo e psichico unici, agisce e sgretola impietosamente il falso mito di un'America idealizzata, dove tutto è in vendita.
Chiara Barzini, Terremoto, Mondadori 2017

Nel cuore della giungla e della notte si accendono dei riflettori: un gruppo di migranti traditi dalle loro guide è sequestrato dai trafficanti di esseri umani. Alcuni sono uccisi all'istante, altri vengono caricati su grossi camion e portati sulle montagne per essere venduti. Alla testa della banda ci sono Epitaffio e Stele, due amanti tormentati che si compiacciono delle sofferenze che infliggono. Ossessionati l'uno dall'altro, provano invano a parlarsi per confessarsi la loro speranza di una vita diversa. Tragedia moderna, "Terra bruciata" trascina il lettore in un vortice costituito dalle storie dei diversi protagonisti: Stele e il suo seguito da una parte, Epitaffio dall'altra, Funerale, il braccio destro di Epitaffio, occupato a pianificare la sua vendetta, i giovani "passeur" che ripetono continuamente il loro triste inganno mentre il coro dei migranti perde a poco a poco la voce, l'anima e la speranza.
Emiliano Monge, Terra bruciata, La Nuova Frontiera 2017

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