6 marzo 2017

I nostri consigli - Non-fiction

Marino Falier è una delle figure più controverse nella storia dei dogi di Venezia. Nato verso il 1285 da una importante famiglia di antichissima origine, che annoverava già due dogi, percorse una lunga e brillante carriera al servizio della repubblica che lo portò a ricoprire in modo quasi incessante numerose e prestigiose cariche. Nel 1354, ormai settantenne, venne scelto come doge con un ampio consenso del corpo elettorale. Al di là di ogni previsione, tuttavia, il nuovo doge non si limitò a svolgere le funzioni per lo più di rappresentanza che la costituzione veneziana riservava al capo dello stato. Appoggiandosi alle classi popolari, si mise alla testa di una congiura destinata a rovesciare lo stato patrizio che governava la Serenissima. I congiurati vennero però scoperti: i capi della cospirazione furono rapidamente giustiziati e lo stesso doge, da loro indicato come il mandante, fu giudicato e condannato a morte. La sentenza venne eseguita con la decapitazione, che ebbe luogo la sera del 17 aprile del 1355 dopo un processo lampo. Un caso senza precedenti, una storia avvincente che nei secoli ha ispirato letterati e musicisti - da Lord Byron a Donizetti - e su cui ancora fitto è il mistero.
Giorgio Ravegnani, Il traditore di Venezia, Laterza 2017

La Filibusta, associazione di corsari e pirati venuti da Francia, Inghilterra e Paesi Bassi e rifugiatisi sull'isola Tortuga - a nord di Haiti - per allearsi contro gli spagnoli, operò nel golfo del Messico nella seconda metà del Seicento, devastando insieme ai bucanieri che operavano nell'entroterra le coste del mar dei Caraibi. Wagner, nel Vascello fantasma, riproduce il canto del mare: il canto di un'epoca in cui gli uomini consideravano estremamente avventuroso solcare, con una chiglia solitaria, gli oceani sterminati, territorio di dominio di balene e squali. La sinfonia ha il fascino che ci trasmette questo libro: l'ira e l'assalto furioso dei venti e delle onde, la lotta con gli abissi gorgoglianti, il crescendo della tempesta, l'agitarsi delle acque e il furore dell'uragano. Ma anche la placida serenità del mare che si dilata all'orizzonte verso spazi infiniti. Sternbeck ci fa rivivere il vagabondaggio inquieto di uomini straordinari, gli alti e bassi delle loro avventure. Nel gioco delle onde si sentono i desideri, l'aspirazione alla libertà, i giuramenti, le delusioni, le speranze; e nella collera dei venti e dei marosi si intuiscono nuove cadute. Un racconto in chiaroscuro dove si mischiano angosciose chiamate di marinai, tonanti ordini dei comandanti, acute strida di gabbiani!. Storie di pirati eccellenti, uomini d'arme e d'avventura - da Francesco Nau detto l'Olonese a Henry Morgan e Capitano Kidd - che liberano al vento il Jolly Roger e impavidi sfidano la morte.
Alfred Sternbeck, Storia dei filibustieri, Odoya 2017

"Il circo è tutta la nostra vita - confessano Pierre Etaix e Annie Fratellini in una lettera indirizzata a Federico Fellini -. Non c'è circo senza clown... Noi siamo clown... Autentici... Nostro malgrado e per nostra fortuna. Clown non si diventa, diceva Paul Fratellini. Clown si nasce o non si è clown. Ma questo dono o questa anomalia è anche un mestiere difficile ed è soprattutto un'arte. Un mestiere difficile che include tutti gli altri. Alcuni clown l'hanno insudiciato perché non erano veri clown. Il clown è l'inventore, il regista, l'interprete di sé stesso... E tutto questo e non lo sa. Egli appartiene alla mitologia. Non lo si può vedere se non al circo. E li che vive e muore nella stessa sera per rinascere l'indomani. Quando muore davvero, di lui non resta che un ricordo. "Che cosa mangia un clown?", domandò una bimbetta ad Annie che non sapeva cosa rispondere per paura di violare il meraviglioso... Meglio accontentarsi di sorridere per nascondere la tristezza che ne consegue, quando si consideri l'abisso che separa il fanciullo dall'uomo. Tuttavia il clown non è stato creato per il fanciullo, ma per l'uomo dal cuore di fanciullo... Innanzitutto c'è il "clown" buffone, folletto, scintillante, dalla maschera bianca. C'è poi l'"Augusto", lo scaltro, dall'aspetto balordo, dalle scarpe e dagli abiti troppo grandi. Essi sono l'uno agli antipodi dell'altro, ma la loro armonia ha del miracoloso. E necessario ci sia fra i due quella perfetta complicità che in pratica esiste solo fra persone della stessa famiglia. E poi ci vuole la fede per farsi piacere di ricevere ogni giorno un ceffone o un calcio nel sedere o meravigliarsi per un cerchio di luce. E a questa condizione solamente che il pubblico diviene complice. Nell'era della scienza e della demistificazione è ben difficile immaginare il persistere dell'arte clownesca... E tuttavia i giochi del circo non stanno scomparendo, al contrario... Come lo sport, è una forma di spettacolo che sopravviverà... Perché è puro... E poiché non c'è circo senza clown..."
Aa. Vv., Tornano i clown, Medusa 2017

Estate del 1914: gran parte dell'Europa precipita in un conflitto sconvolgente. La gravità del disastro terrorizza i sopravvissuti, nessuno può credere che la civiltà modello per il resto del mondo sia sprofondata nella brutalità più assoluta. Solo vent'anni dopo la fine della Grande Guerra, nel 1939, gli europei iniziano un secondo conflitto, persino peggiore del primo. Nonostante le crude cifre non possano restituire la gravità dei tormenti inflitti alla popolazione, la conta dei morti - oltre quaranta milioni soltanto in Europa, quattro volte di più della prima guerra mondiale - ci fa percepire con concretezza questo orrore. lan Kershaw ricostruisce una nuova, monumentale storia dell'Europa contemporanea: un periodo straordinariamente movimentato e tragico che ha visto iì continente sfiorare l'autodistruzione e, solo quattro anni dopo aver toccato il fondo nel 1945, gettare le basi per una stupefacente risurrezione.
Ian Kershaw, All'inferno e ritorno, Laterza 2016

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