14 febbraio 2017

I nostri consigli - Non-fiction

Il 5 giugno 1959, a Parigi, una piccola folla si raduna nel giardino accanto all'abbazia di Saint-Germain-des-Prés. Fra i presenti, Jean Cocteau: eccolo declamare versi in attesa dell'evento che tutti aspettano con trepidazione: oggi si inaugura il monumento che Pablo Picasso ha realizzato in onore di Guillaume Apollinare. All'appello, però, manca proprio Picasso, e con lui Dora Maar. Sono loro i protagonisti di questa storia. Dal 1918, anno in cui il suo fraterno amico Apollinare era morto, portato via dalla spagnola, l'astro di Picasso aveva iniziato a brillare di luce accecante: non c'era artista più acclamato di lui, in Europa e nel mondo. In quei quarant'anni aveva cambiato stili, case, amici, donne, ma il suo carattere era rimasto lo stesso: irriverente, sulfureo. E così la folla riunita a Saint-Germain, in quel pomeriggio di giugno, si trova davanti una testa in bronzo: bella, bellissima - come avrebbe potuto non esserlo? - e inequivocabilmente femminile. Eppure nessuno ebbe niente da ridire, e meno di tutti Dora Maar, che di quella testa fu la modella. Dora: la fotografa, l'amica dei surrealisti, la musa di Guernica che la brutalità di Picasso aveva trasformato nella "Femme qui pleure", soggetto straziato della sua produzione a cavallo fra gli anni trenta e quaranta.
Enzo Restagno, La testa scambiata, Il Saggiatore 2017

Trovandoci davanti all'opera di un grande maestro, oltre ad ammirare la perfezione delle forme o interrogarci sul significato di ogni immagine, speriamo di scorgervi qualche indizio che getti luce su uno dei più affascinanti segreti delle attività umane: il processo creativo. Quali sono le condizioni perché scaturisca un'opera destinata a imporsi a livello universale? Qual è la relazione fra vivere e creare? Nel sollevare con discrezione il velo che avvolge questo mistero, Tzvetan Todorov sceglie come punto di partenza la storia del più famoso pittore del XVII secolo, Rembrandt: descrive la lezione umana che traspare dai suoi quadri e dalle sue incisioni correlandola con quanto conosciamo dei suoi rapporti con le donne, i figli, la famiglia, la vita. E ripercorre il secolare dialogo dell'arte con la morale e la realtà, per affermare idealmente, nelle parole della filosofa e scrittrice Iris Murdoch, che «la relazione dell'arte con la verità e con il bene dev'essere lo scopo fondamentale di ogni seria critica».
Tzvetan Todorov, Il caso Rembrandt, Garzanti 2017

Nella Grande Guerra chi non si schiera con il suo paese è un traditore: sono traditori e condannati a morte il patriota italiano ma cittadino austriaco Cesare Battisti, il patriota irlandese Roger Casement impiccato dagli inglesi, la ballerina più famosa dell'epoca, Mata Hari, fucilata come spia. Per fascismo, nazismo e comunismo saranno traditori tutti coloro che li combattono: migliaia se non milioni di persone. Nella seconda guerra il tradimento riguarderà soprattutto le spie, mentre nel corso della guerra fredda il clima di paura e sospetto farà diventare traditore chiunque non si dichiari leale al proprio governo. Dai collaborazionisti (Pétain in Francia, Quisling in Norvegia, gli scrittori Brasillach, Celine, Pound, Hamsun) alle spie atomiche vere o presunte (Sorge, Fuchs, i coniugi Rosenberg), dai ribelli sudafricani (Mandela) alle lotte intestine dentro i movimenti di liberazione, il concetto di tradimento si trasforma e si amplia fino a diventare sinonimo di spia e a connotare chi combatte per la trasparenza e l'informazione condivisa, come in anni recenti i casi Assange e Snowden.
Marcello Flores, Il secolo dei tradimenti, Il Mulino 2017

Il "David" di Michelangelo, la cupola di Brunelleschi, la "Nascita di Venere" di Botticelli, la "Trinità" di Masaccio sono capolavori che suscitano un senso di meraviglia tale da farci dubitare che chi le ha concepite sia un semplice mortale. La parola stessa "Rinascimento" evoca immagini di un'età di bellezza e splendore abitata da uomini e donne di angelica perfezione. Ma non tutto è come sembra e in queste pagine Alexander Lee ci mostra le contraddizioni nascoste sotto l'elegante superficie dell'arte rinascimentale italiana. Dietro le sue opere simbolo si celano le storie misconosciute di banchieri senza scrupoli, politici venali, ecclesiastici lascivi, tensioni sociali e religiose e atrocità di ogni sorta, commesse sotto lo sguardo impassibile delle statue poi ammirate da generazioni di visitatori. Un ritratto appassionante e anticonvenzionale dell'epoca della bellezza", i cui splendidi frutti sono indissolubilmente legati all'uomo, alla sua carne e alle sue bassezze, senza le quali alcuni dei più grandi capolavori della storia non avrebbero mai visto la luce.
Alexander Lee, Il Rinascimento cattivo, Bompiani 2016

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