27 aprile 2017

I nostri consigli

Siamo nel 1917, al confine tra la Georgia e l'Alabama. Pearl Jewett, un contadino rude e manesco, espropriato della terra e finito in miseria, condivide una dura esistenza con i tre figli: Cane, il più grande, intelligente e di bell'aspetto; Cob, goffo e un po' lento di comprendonio; e Chimney, il più giovane, dal temperamento sanguigno. Alla morte del padre i tre ragazzi decidono di partire per il Nord e imitare le gesta criminali del loro idolo, Bloody Bill Bucket, diventando in breve tempo gli uomini più ricercati del paese. Non troppo lontano, Ellsworth Fiddler, un contadino che abita nel sud dell'Ohio insieme alla moglie e all'unico figlio scapestrato, viene raggirato e perde tutto ciò che possiede. Dopo la misteriosa sparizione del figlio, il destino lo porterà a incrociare i passi dei Jewett. Non può nascere nulla di buono da un incontro del genere, oppure sì?
Donald Ray Pollock, La tavola del paradiso, Elliot 2017

Giovane rampollo di una famiglia aristocratica, Basil si innamora perdutamente e a prima vista della figlia di un commerciante, incontrata per caso su un omnibus. Da quel momento la sua vita cessa di scorrere sui quieti binari di sempre per imboccare la strada ignota e accidentata che conduce alla tragedia. La decisione di sposarsi in segreto con la giovane Margaret, tanto vanitosa quanto priva di scrupoli, per non scatenare le ire del padre, saldamente ancorato ai propri pregiudizi sociali; la condiscendenza con cui accetta, su richiesta del suocero, di aspettare un anno prima di consumare il matrimonio: ogni passo, ogni singola scelta compiuta da Basil in buona fede si rivelerà un errore, e il cammino che avrebbe dovuto condurlo alla felicità gli spalancherà improvvisamente le porte di un baratro di abiezione e di ferocia. E il lettore verrà trascinato con lui fino in fondo, oltre l'apparenza della ordinaria, ma non per questo meno angosciosa, normalità. 
Wilkie Collins, Basil Fazi 2017

Nel piccolo quartiere raccontato da Giosuè Calaciura sembra concentrarsi l'energia esplosiva di un'intera città. E solo una manciata di viuzze nel cuore di Palermo ma ne contiene tutto il carattere, l'oscurità, la violenza e la bellezza. Qui si rispecchia, si deforma ogni vizio e virtù, cuore e budella, come fosse un condensato di vita, una versione raggrumata e forte di sapori palesi e occulti, pubblici e privati. Qui vivono Mimmo e Cristofaro, amici fraterni, compagni di scuola e complici di fughe; Carmela la prostituta e Celeste, sua figlia, che porta in nome il colore del perdono; Totò il rapinatore che tiene la pistola nella calza perché - così si dice - è più difficile da usare. Qui si allevano cavalli per le corse e si truccano le bilance delle salumerie, mentre l'ululato del traghetto che parte verso il Continente si confonde con i lamenti causati dai pugni di un padre ubriaco. Da un lato c'è il mare, col suo vento che scombina gli odori in vortici ballerini, portando fragranza di carne nelle case di chi carne non mangia mai. Dall'altro c'è la piana distesa della metropoli, coi suoi negozi, le signore benestanti, la legge e le guardie. Nei vicoli il profumo del pane sfornato due volte al giorno suscita un tale stupore che ciascuno si segna con la croce. E può capitare che le forze dell'ordine cingano in assalto il quartiere fino a presidiarne gli ingressi, come in un assedio medievale. Sembra tutto fantastico e inventato, e invece nell'immaginazione di questa storia, nella lingua che la racconta, nel suo ritmo frenetico, domina la verità. Quella difficile, contraddittoria, di una città che non può soffocare le sue viscere, il suo cuore, perché lì si è posata la sua anima, lì si intravedono i miracoli e la meraviglia di ogni giorno, la fierezza e l'efferatezza dell'antico, del presente, e la speranza del futuro.
Giosuè Calaciura, Borgo Vecchio, Sellerio 2017

Due uomini arrancano nel solleone di una campagna polacca che ronza di canicola e insetti. Arrancano e arrancano, tra boschi neri di ombre, campi neri di terra, siepi nere di sterpi. Lungo la strada un passero penzola incapestrato al ramo di un albero, con il becco aperto, nero di morte. È il primo indizio che apre un'improvvisata caccia all'enigmatico assassino, un'indagine sbalestrata e costellata di microcosmici indizi, messaggi che portano alla luce altre impiccagioni rituali, biascichii notturni e cabalistici oggetti disseminati, forse criminosamente o forse solo per caso, tra le stanze della dimessa pensione in cui i due decidono di sostare. Qui, nella complicità di una famiglia di misteriosi albergatori, altri ritrovamenti e anomalie amplificano l'eccitazione: il cadavere di un gatto che oscilla nella caligine montana, un uomo con le scarpe gialle appeso nel cuore della boscaglia, una donna silenziosa dalla bocca sfigurata, i colpi selvaggi di un martello nella notte, e gracidìi di rospi alle porte, appetiti orgiastici, cigolii di talami incestuosi. Tutti nella casa sembrano nascondere un segreto, sfilandosi però dall'interrogatorio dei giovani ospiti con lepidezze e contraccuse, mentre le piste si moltiplicano, si contraddicono, si confondono nel disincanto di ogni verosimile soluzione.
Witold Gombrowicz, Cosmo, Il Saggiatore 2017

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