29 gennaio 2018

I nostri consigli

All'inizio del Novecento, si immagina che l'Europa sia dominata dall'impero più grande, potente e brutale che si sia mai visto, di cui non si conosce il nome né l'origine. Anche la Spagna viene annessa ai suoi territori e, dopo la conquista, ai militari che hanno guidato l'occupazione viene dato come premio il permesso di trasferirsi in un piccolo villaggio idilliaco in Estremadura. Eva Holman, moglie di un colonnello in pensione, vive serena con il marito in uno dei terreni espropriati, finché un giorno si presenta da lei un vecchio, sporco e sfinito, che senza dire una parola si stabilisce nell'orto, sotto un fico, e sembra deciso a restarci per sempre, come se quel luogo gli appartenesse. Con la sua presenza insistente, e con la storia terribile che emerge dalle sue poche parole, l'uomo cambia con violenza la visione del mondo di Eva. Un romanzo sulla ricerca del senso della vita dove il rapporto con la terra è l'unico modo per tornare alle origini e discernere il vero dal falso.
Jesus Carrasco, La terra che calpestiamo, Ponte alle Grazie 2018

In questo romanzo, in cui l’immaginazione e il sentimento regnano sovrane, un uomo vive migliaia di vite per riunirsi al suo unico vero amore: la Morte. Alternando momenti di puro umorismo a profonde riflessioni sull’esistenza terrena, con molti riferimenti alle filosofie orientali, la tensione narrativa si mantiene costante fino all’ultima pagina. Al centro della storia c’è Milo, un’anima davvero antica: ha già vissuto 9.995 volte e non ha nessuna intenzione di smettere. Anziché cercare di raggiungere la perfezione, il nirvana, che gli sembra una cosa piuttosto noiosa, egli preferisce continuare a vivere una vita dopo l’altra rimanendo nel ciclo della reincarnazione, così da poter continuare la sua relazione con la Morte (o “Suzie”, come preferisce essere chiamata). Ciò che ancora Milo non sa è che le anime non sono eterne: si sta rapidamente avvicinando il momento in cui sarà cancellato per sempre, se non raggiungerà la perfezione. Avrà solo altre cinque vite per provarci, e gli serviranno tutte per riuscire a salvare se stesso e, forse, l’intero genere umano. 
Michael Poore, Reincarnation blues, Edizioni e/o 2018

Nel 1913, a meno di quarant'anni, Godfrey Harold Hardy è uno dei più illustri e creativi matematici del suo tempo, con una cattedra a Cambridge. Una mattina riceve una lettera dall'India: un anonimo contabile di Madras dichiara di aver risolto un complesso problema matematico presentato in un suo scritto. Hardy è perplesso ma decide di approfittare di un viaggio in India in compagnia di amici per conoscere l'autore della lettera. Si tratta di Srinivasa Ramanujan, un giovane impiegato con una fallimentare carriera scolastica alle spalle ma dalla straordinaria capacità mnemonica e di calcolo, riconosciuta subito da Hardy. Da quell'incontro nascerà un'intensa amicizia e una collaborazione lavorativa, quindi un'incandescente e tormentata storia d'amore. Anni dopo, in un'intervista, quando gli fu chiesto quale fosse il suo più grande contributo alla matematica, Hardy rispose che era stato la scoperta di Ramanujan, "l'unico incidente romantico della mia vita". Con il matematico indiano David Leavitt esplora in profondità un'importante pagina del pensiero scientifico novecentesco.
David Leavitt, Il matematico indiano, SEM 2018

Invecchiando, e anzitutto quando ricordiamo e sogniamo, viviamo nel passato. Certe volte è lì che ci sentiamo vivi veramente. In viaggio dagli Stati Uniti alle Filippine, lo scrittore Juan Diego Guerrero, cinquantaquattro anni, sogna il suo passato in Messico. Sogna la discarica dove ha trascorso l'infanzia e l'adolescenza, luogo desolato ma anche, per un bambino quale è lui, prodigiosa montagna di rifiuti da cui sfilare e trarre in salvo i libri. Juan Diego sogna l'adorata sorellina Lupe e i suoi borbottii incomprensibili a chiunque tranne lui, Lupe che sapeva leggere i pensieri delle persone e che amava veramente soltanto due cose: suo fratello e tutti i cani. Juan Diego sogna e risogna i gesuiti dell'orfanotrofio di Oaxaca, e sogna un'incombente statua della Vergine Maria, e anche quell'incredibile incidente avvenuto tra sua madre e la statua della Madonna. Sogna, Juan Diego, ricorda e sogna, entrando e uscendo - complice un'assunzione non proprio ortodossa di betabloccanti e pastiglie più o meno intere di Viagra - da luminosi attimi che nella sua mente sono eterni e bui recessi nei quali continua a sprofondare.
John Irving, Viale dei Misteri, Rizzoli 2018

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